Lo studio dei sogni e l'importanza dei contenuti onirici riportati in seduta terapeutica sono stati ciò che ha caratterizzato, fin dal principio, la tecnica psicoanalitica. Il peso conferito da Freud al sogno ha segnato l'inizio di un interesse specifico per ciò che in un'epoca razionalista veniva considerato privo di senso e di importanza. Si inaugura un campo di interesse peculiare, la ricerca sull'oggetto specifico della psicoanalisi: l'inconscio. Il sogno è per Freud la "via regia" per la scoperta dell'inconscio; i meccanismi tipici della formazione del sogno, come spostamento, condensazione, simbolismo, sono anche quelli adoperati nel processo primario ed in quanto tali altrettanto reperibili in altre formazioni dell'inconscio come lapsus e atti mancati. Tali formazioni sono a loro volta formalmente equivalenti a sintomi per la loro struttura di compromesso e la funzione di appagamento di desiderio.
La differenza tra sogno e sintomo, secondo quanto esposto nel presente volume, consiste nell'emersione di un "come se" che colloca l'attività onirica nella dimensione della finzione (tipica dell'opera d'arte). Nel testo, infatti, viene particolarmente analizzata l'equivalenza tra sogno ed opera artistica. La funzione di appagamento di desiderio viene quindi rivisitata nei termini di un ipotetico "magari ciò accadesse"! Si tratta di una proposizione ottativa che pone il sogno nella modalità aletica del possibile. La tecnica interpretativa prevede, oltre al fondamentale ausilio delle libere associazioni rispetto ai contenuti riportati in seduta, anche la capacità di operare nel regno analogico del possibile. L'essenza del simbolismo psicoanalitico consiste in una relazione costante tra un elemento manifesto e la sua o le sue corrispondenze. Pur essendo i simboli utilizzati molto numerosi, essi tuttavia corrispondono ad un campo molto ristretto di oggetti simboleggiati.

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Nuovi orizzonti della psicologia del sogno e dell'immaginario collettivo
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Psicoanalisi1. Il processo primario, il processo primario strutturato e il processo secondario
Con processo primario e processo secondario, Sigmund Freud indica due diverse modalità di funzionamento dell’apparato psichico. Il processo primario corrisponde all’attività inconscia e agisce mediante due meccanismi, lo spostamento e la condensazione. Lo spostamento riguarda la mobilità delle cariche di energia psichica, le quali transitano agevolmente da una rappresentazione ad un’altra. Nella condensazione, invece, su un’unica rappresentazione convergono diversi significati appartenenti a catene associative differenti. Il processo secondario corrisponde all’attività conscia caratterizzata dall’attenzione, dal pensiero vigile, dal ragionamento e dall’introspezione. Inoltre, è principalmente di tipo verbale, rispetta le leggi logiche e le regole sintattiche ed il meccanismo di difesa utilizzato è la razionalizzazione. Nel processo primario vi è la tendenza alla gratificazione immediata attraverso la scarica della pulsione, nel processo secondario, invece, la scarica può essere ritardata in quanto è messa in atto la capacità di controllarla, limitarla e rinviarla a seconda delle circostanze ambientali, in modo tale da differire il soddisfacimento della pulsione stessa onde permettere un corretto adattamento alla realtà esterna. Per tale ragione si considera il processo primario caratteristico di un Io immaturo, pur continuando a persistere nella vita adulta.
Esiste, però, un ulteriore processo di funzionamento della mente, diverso dai due precedentemente esposti, grazie al quale è possibile spiegare alcuni fenomeni che altrimenti potrebbero essere considerati privi di significato, primo fra tutti il sogno.
«Il processo primario è leggibile nell’attività onirica caratterizzata da assenza di mezzi linguistici, mancanza della nozione di tempo, coesistenza degli opposti, mancato riconoscimento della realtà» (Galimberti U., 1999). Dal nostro punto di vista, invece, il sogno è caratterizzato dal processo primario strutturato, il quale è essenzialmente analogico e fortemente metaforico. Il processo primario non strutturato riguarda le emozioni semplici, quello strutturato, invece, mette in scena emozioni complesse attraverso l’immaginario simbolopoietico; si riferisce, quindi, ad aspetti fortemente creativi ed insaturi della psiche umana. A differenza di ciò che avviene nel processo secondario, nel primario strutturato il visivo predomina sul verbale e l’ipocodifica sulla ipercodifica. Il processo primario strutturato permette il rapporto dialogico fra istanze psichiche e riguarda i meccanismi di autorappresentazione dell’apparato mentale secondo i principi delle topiche freudiane (Conscio, Preconscio e Inconscio; Io, Es e Super-io). Il processo primario non strutturato riguarda, invece, l’attività dell’Es, caratterizzata da un insieme interminabile di immagini le quali si spostano l’una dopo l’altra e possono divenire percepibili nel momento in cui si attiva un processo di condensazione delle medesime a livello percettivo. Detto in altri termini, nel processo primario il sistema inconscio agisce al fine di un libero deflusso dell’eccitamento in modo da raggiungere un’identità di percezione con le immagini mnestiche ravvivate. Si tratta di una sorta di “immaginario primario” caratterizzato da pensieri protomentali tipici del sonno non-rem. L’emersione di processi di pensiero mentali deriverebbe, invece, dall’evoluzione del processo primario.
Il processo primario strutturato caratterizza il discorso di un gruppo terapeutico che viene analizzato in termini di catena di libere associazioni. Queste ultime sono a loro volta interpretabili quali significazioni retoriche metonimiche (spostamento) e metaforiche (condensazione). Lo spostamento riguarda la catena delle proposizioni enunciate, mentre la condensazione concerne i significati simbolici della catena. Il processo primario strutturato traduce i conflitti tra istanze (Es, Io, Super-io) in immaginario internalizzato, il quale ha una struttura specifica che è quella delle fiabe, della letteratura, della mitologia e dei sogni (Menarini R., 2010).
Per rendere il tutto più chiaro, introduciamo un esempio cinematografico. Immaginiamo di vedere le riprese di un regista che ha filmato a caso gli elementi esterni a sua disposizione; è facile intuire che non ci troveremo di fronte ad un film bensì ad una serie di immagini caotiche. Questa esperienza rappresenta perfettamente il processo primario non strutturato. Immaginiamo ora che un altro regista abbia inquadrato gli stessi elementi guidato, però, da una logica narrativa. Si tratta anche in questo caso di una seriazione di immagini la quale, però, istituisce una analogia e quindi una trama comprensibile, caratteristica del processo primario strutturato.
Da questo punto di vista il processo primario strutturato, quale articolazione di fantasmi-oggetti-Sé, assume le caratteristiche di una trama narrativa (ad es. la trama di un sogno o di un mito). Tale trama facilita l’emersione dei personaggi a livello di dramatis persona.
È la medesima differenza che intercorre tra sogni in fase rem e sogni durante le fasi non-REM. È stata dimostrata la presenza di attività mentali di tipo onirico durante tutte le fasi del sonno (Bosinelli M., Cavallero E., Cicogna P., 1982; Bosinelli M., Cicogna P., 1991). Esistono, però, delle differenze sia di tipo quantitativo che qualitativo. Per questi autori (1991), la produzione onirica durante l’attività mentale rem aderisce in modo più preciso allo schema tipico del sogno comunemente inteso e può essere descritta mediante le seguenti caratteristiche fondamentali, tratte da diversi studi sperimentali: si sviluppa secondo un copione costituito da uno o più eventi in sequenza; si esprime con evidenza percettiva multisensoriale utilizzando prevalentemente un codice immaginativo; ammette costrutti o elementi bizzarri; comporta la perdita sia dell’esame di realtà che del controllo volontario dell’ideazione; il sognatore partecipa frequentemente alla scena onirica. Per quanto riguarda i sogni nelle fasi non-rem, invece, essi: sono ricordati con maggiore difficoltà; la lunghezza dei resoconti è minore; il coinvolgimento emotivo è ridotto così come la componente visuo-allucinatoria e il dinamismo; interagiscono pochi personaggi; i cambiamenti di scenario sono limitati (Fagioli I., 1991).
Per meglio comprendere i fondamenti biopsicoculturali dei processi sopra esposti è essenziale analizzare approfonditamente l’impostazione teorica dei principali autori che si sono occupati di tali argomenti.
2. La nascita dei fantasmi e dell’immaginario
Il grande psicoanalista francese Jacques Lacan ha connesso la nozione di neotenia con l’incoordinazione motoria del periodo neonatale che rimanda all’incompletezza anatomica del sistema nervoso piramidale, deputato all’attivazione dei movimenti volontari dei muscoli. Si tratta di una pianificazione del gesto motorio che trova le sue origini nella parte corticale posteriore dei lobi frontali della corteccia motoria e il suo termine nei centri nervosi del ponte di Varolio, nel midollo spinale allungato e nella parte anteriore del midollo spinale.
Secondo Lacan la neotenia è quel meccanismo evolutivo, tipico della specie sapiens, caratterizzato da una prematurazione specifica dalla nascita dell’uomo. Dal nostro punto di vista, il fenomeno neotenico può essere inteso quale mantenimento dei tratti fetali e neonatali (connessi allo sviluppo del mentale) nella vita adulta. La neotenia è dunque quella dimensione relazionale che collega il registro biologico con quello mentale e culturale. I fattori neotenici sono cinque (Nucara G., Menarini R., Pontalti C., 1986; Menarini R., Neroni G., 2002, 2010):
Aspetto fisico-morfologico: la morfologia fisica dell’uomo adulto conserva numerose caratteristiche embrionali e fetali, tra le quali ricordiamo: la glabrezza, la depigmentazione cutanea, il collo lungo, la posizione in avanti del foramen magnum, le grandi labbra nella femmina, la struttura della mano e del piede, l’ortodontismo, i denti piccoli, la chiusura ritardata delle suture craniche, ecc. La fetalizzazione, processo caratteristico della neotenia, riguarda, infatti, la conservazione sia di aspetti distintivi della propria fase fetale sia di tratti fetali ancestrali, questi ultimi sono trattenuti nello sviluppo degli adulti di un gruppo discendente.
Ritardamento dello sviluppo: lo sviluppo dell’uomo è estremamente lento rispetto a quello degli altri animali, ciò comporta una prolungata fase infantile e di conseguenza un’altrettanto prolungata dipendenza familiare.
Lento sviluppo del cervello: è necessario premettere che le suture craniche nell’uomo si saldano definitivamente non prima del ventesimo anno di età; fino a quel momento, quindi, il cervello umano continua a crescere e di pari passo si arricchiscono le interconnessioni neuronali. Ciò determina una massima plasticità e ricettività delle strutture cerebrali e un lungo periodo di apprendimento.
Gruppo familiare: sulla base dei fattori neotenici precedenti, si evince che il piccolo dell’uomo ha bisogno di essere lungamente accudito e protetto, altrimenti non potrebbe sopravvivere. Tale accudimento è garantito dalla famiglia che sostiene il bambino fisicamente garantendogli la sopravvivenza ma anche psichicamente, in quanto l’organizzazione mentale familiare è essenziale per la strutturazione del mondo interiore e per lo sviluppo dell’identità dell’infante. La famiglia garantisce uno spazio neotenico all’interno del quale il piccolo dell’uomo possa trovare accudimento e calore e possa acquisire gli strumenti psichici e materiali per vivere e adattarsi al mondo.
Sogno rem: la fase rem (insieme ai sogni ad essa associati) è un fattore neotenico poiché nel feto occupa tutto il sonno mentre nell’adulto rappresenta una continuazione di questo sonno fetale. La mente dell’uomo utilizzerebbe il sonno rem quale organizzatore psichico con un’importante funzione creativa e plastica e quale possibile raccordo tra aspetti consci ed inconsci della psiche umana.
La neotenia è da noi considerata una matrice poiché istituisce una forma comune emergente dal biologico, dal mentale e dal culturale. Freud aveva intuito la relazione profonda tra queste dimensioni dando ad essa il nome di pulsione. L’impotenza neotenica del neonato lo spinge a trovare un oggetto che lo riabiliti dalla sua incompletezza. Secondo Lacan il bambino, nell’età in cui viene superato a livello dell’intelligenza strumentale dalle scimmie antropomorfe, fa emergere il mentale grazie allo specchio, riconoscendo la propria immagine che diviene il suo ambiente psichico. Si tratta di un ambiente fantasmatico carico di significanti inconsci.
Per Lacan questi significanti inconsci sono proprio le rappresentazioni psichiche del processo primario. Ecco che emerge l’immagine del corpo riflessa dallo specchio. Ma Lacan la contrappone al fenomeno dei “corps morcelé” (corpo in pezzi). Si tratta della visione di membra squartate. Il corpo a pezzi è un vissuto anteriore alla formazione immaginaria dell’Io connesso alla disarticolazione del corpo in tanti oggetti parziali. È una modalità che verrà ratificata nella psicopatologia paranoicale. Gli studi di Lacan hanno trovato conferma nelle ricerche di studiosi come Eugenio Gaddini, Salomon Resnik e Franco Fornari. Eugenio Gaddini (1981) ha analizzato i primi modelli funzionali della mente in termini corporali; il funzionamento della mente primitiva è magico-onnipotente e l’organizzazione di questa mente è un insieme di punti (frammenti corporali). Secondo la nostra impostazione, in questa fase le pulsioni non sono ancora separate dalle funzioni corporali e l’esistenza si fonda sull’estensione di parti corporee e non sulla relazione. Secondo Resnik (1982) il pensiero corporale tende ad essere onnipresente e ad occupare l’intero universo sia biologico che psichico. I punti frammentati di Gaddini assumono qui la veste di punti dell’universo, cioè unità biopsicoculturali corrispondenti alla posizione autoerotica nella quale la pulsione è ancora indifferenziata dalle funzioni alimentari, escretorie e falliche. Non esiste ancora il dominio della relazione, poiché al posto delle percezioni e delle sensazioni psichiche di uno spazio mentale vi è un’espansione puntiforme. Si tratta dell’attivazione di processi di identificazione proiettiva (tipici della posizione schizoparanoide studiata da Melanie Klein) in un universo senza espansione spaziale (Resnik S., 1980). Da questo punto di vista non esiste ancora un’immagine del corpo, nella misura in cui quest’ultima emerge dalla creazione di confini e quindi dal vissuto della separazione. I punti biopsicoculturali non esistono nello spazio mentale poiché si trovano al di fuori dello spaziotempo. In questo incredibile universo, quindi, non esistono oggetti psichici. Un paragone possibile è dato dalla patologia autistica nella quale l’oggetto psichico non può nascere poiché è annullato dal buco nero di frammenti biopsicoculturali. Come dicevamo, si tratta di uno spazio senza oggetti psichici. La nascita dello spazio mentale è resa possibile dal gruppo familiare inteso quale fattore neotenico (Menarini R., Neroni G., 2002). Ci riferiamo alla funzione di matrix che istituisce lo spaziotempo e alla funzione di pattern che introduce in questo spaziotempo l’oggetto psichico, caricandolo affettivamente. Questa impostazione si è sviluppata a partire dalla teoria coinemica di Franco Fornari. Secondo questa teoria la natura intrinseca della cultura è da ricercarsi nei codici inculturativi d’identità. Tali codici sono da Fornari chiamati “coinemi”, costituiti da sagome familiari: bambino, madre, padre, fratelli. Queste sagome sono espresse da immagini speculari: il corpo del bambino e il corpo dei genitori. Facendo riferimento alla fase dello specchio di Lacan, l’immagine che si riconosce nello specchio racchiude una presenza coinemica. Per comprendere questa fenomenologia occorre ricordare che Fornari definisce il narcisismo quale relazione tautologica coinemica connessa al riflesso speculare del corpo. La cultura è intesa quale codice inculturativo d’identità fondata sul referente originario del “far nascere” inteso quale progetto generativo. Il “far nascere” può essere definito quale dimensione affettiva, che presiede alla formazione di tutti i gruppi umani, chiamata da Fornari “codice materno”. Esso permette la nascita dell’universo mentale quale spaziotempo familiare. I coinemi sono pensieri-affetti o oggetti interni prodotti dalla funzione di matrix alla base della fase dello specchio. La consustanzialità e la transustanzialità tra immagine allo specchio (rappresentato o “bambino che guarda”) e specchio (rappresentante) fa sì che l’immagine stessa appaia quale negazione basilare dell’assenza di spazio psichico a causa del corpo a pezzi (punti corporali). Da questo punto di vista non è possibile affermare l’inesistenza dell’oggetto psichico. Fornari ha chiamato questo processo “simbolizzazione affettiva confusiva” che, dal nostro punto di vista, corrisponde alla nozione di immaginario. Il soggetto scompare poiché viene a fondarsi sull’immaginario familiare. Secondo Fornari il simbolico emergerebbe grazie al simbolo linguistico della negazione (no) che predispone il passaggio dall’immaginario ad una funzione logica che permetterebbe l’emersione di una simbolizzazione diacritica. La rappresentazione simbolica affettiva dell’assenza (no) consente la realizzazione della funzione verità dell’incompatibilità (/). Si tratta del fenomeno linguistico basilare dell’opposizione che, secondo Claude Lévi-Strauss, è alla base della struttura valoriale di ogni sistema culturale. Il principio dell’opposizione fonda il simbolo e nello stesso tempo la dimensione transgenerazionale dell’inconscio. Si tratta della funzione di pattern la cui azione determina l’emersione dei fantasmi edipici. Infatti, eventi mentali istituiti dalla funzione di pattern costituiscono la costellazione edipica, testimoniata dalla presenza dei fantasmi familiari edipici intermediari del passaggio dall’identità di percezione (immaginario primario) all’identità dell’immaginario simbolopoietico. A livello di questa enorme banda di oscillazione tra le suddette polarità di identità, nel processo primario strutturato spostamento e condensazione assumono le configurazioni cognitive di associazioni metaforiche e associazioni metonimiche di carattere simbolico. La tecnica psicoanalitica delle libere associazioni facilita questo passaggio cognitivo. Il complesso di Edipo svolgerebbe la funzione di mediatore tra l’universo pulsionale del processo primario e l’universo simbolico del processo primario strutturato che è poi quello dei sogni e dei miti. Nell’ambito di un gruppo terapeutico gruppoanalitico si tratta di un modello di struttura psichica che mette in scena le tensioni tra Io e Super-io a livello dell’Es. I rapporti esistenti tra Io e Super-io sono alla base del fantasma-oggetto-Sé.
Per fantasma-oggetto-Sé intendiamo la dinamica delle fantasie infantili, caratterizzanti la scena primaria, a livello della formazione di quegli oggetti interni alla base della dimensione relazionale del Sé (Mitchell S., Menarini R., et al., 1992). Il fantasma-oggetto-Sé crea l’identità del soggetto il quale, dal punto di vista lacaniano, non può che riconoscersi nell’immagine del fantasma. Con la scoperta della fase dello specchio avvenuta nel 1934, Lacan elabora proprio la nozione freudiana di fantasma. Come precedentemente accennato, per lo psicoanalista francese l’uomo non nasce con una identità soggettiva ma la crea durante la fase dello specchio, rappresentandola nell’alterità riflessa. L’infante, infatti, non riconosce se stesso allo specchio ma un fantasma scambiato per soggettività. Questo è l’aspetto immaginario dell’identità. L’identità, quindi, è data da un insieme di rappresentazioni mentali, cioè di immagini psichiche, tramite le quali decifriamo la nostra soggettività. I fantasmi, in ultima analisi, anticipano i meccanismi di identificazione che daranno luogo, in termini freudiani, ai cosiddetti fantasmi familiari della scena primaria, cioè a quel contesto immaginario che risponde alla domanda: «Chi sono e da dove vengo?». Da questo punto di vista i fantasmi familiari assumono la connotazione di oggetti-Sé nella misura in cui permettono la costruzione delle strutture psichiche, in particolar modo dell’Io e del Super-io. La formula lacaniana $ ¸ a denota l’elisione del soggetto ($) e la sua relativa sostituzione con l’oggetto a. ¸ indica il punzone e cioè il mezzo che permette di sagomare il soggetto. Il punzone è strutturalmente connesso con una matrice, la quale istituisce l’Io e riproduce gli oggetti-Sé nella continua deiscenza dell’Io stesso. Si tratta fondamentalmente della matrice neotenica, da Lacan connessa all’incompiutezza anatomica del sistema piramidale. Seguendo l’impostazione di Francoise Dolto, collega di Lacan, l’immagine inconscia del corpo, ripresa dallo specchio, non sarebbe altro che un fantasma inconscio creato dal processo primario. È nella fase dello specchio che il meccanismo dell’identificazione promuove la trasformazione dell’Io nell’immagine corporea riflessa.
È necessario specificare che la matrice neotenica si sviluppa a livello di due fondazioni che prendono il nome di matrice fondativa insatura e matrice fondativa satura. La matrice fondativa insatura permette la nascita di un gruppo psicologico tramite il tema del Genius Loci, a sua volta connesso alla dimensione archetipica del Puer-Senex. Questa fondazione gruppale è caratterizzata da un progetto evolutivo connesso positivamente alla creazione di istituzioni o temi culturali fondativi (cfr. appendice II) che si trasmettono tramite il transgenerazionale. La matr...
Indice dei contenuti
- Copertina
- NUOVI ORIZZONTI DELLA PSICOLOGIA DEL SOGNO E DELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO
- Indice dei contenuti
- INTRODUZIONE
- PARTE PRIMA
- I. L’UNIVERSO SIMBOLICO DEI SOGNI
- 1. Il processo primario, il processo primario strutturato e il processo secondario
- 2. La nascita dei fantasmi e dell’immaginario
- 3. Il Sé e la relazione
- 4. L’immaginario onirico
- 5. L’importanza dell’aspetto figurativo
- 6. Dall’icona al tema iconico
- BIBLIOGRAFIA
- FILMOGRAFIA
- II. I TEMI DEL SOGNO
- 1. Temi iconici connessi alle icone della matrice familiare
- 2. Temi onirici connessi alle icone dei personaggi
- 3. Temi onirici connessi alle icone dell’Io corporeo
- BIBLIOGRAFIA
- FILMOGRAFIA
- PARTE SECONDA
- III. L’IMMAGINARIO INFANTILE
- 1. Un nuovo strumento pedagogico
- 2. Lo sviluppo dell’immaginario infantile
- 3. Sogno e identità
- BIBLIOGRAFIA
- IV. LA GENESI DEI SOGNI TIPICI
- 1. Cosa si intende per sogno tipico?
- 2. Alcuni sogni tipici
- 3. L'origine dei sogni tipici
- 4. Transfert infanzia-vita adulta
- BIBLIOGRAFIA
- FILMOGRAFIA
- V. I SOGNI E IL CORPO
- 1. La lettura anticipatoria dei sogni
- 2. Il corpo-mente e il corpo-Mana
- 3. Il sistema inconscio
- BIBLIOGRAFIA
- VI. L’INTUIZIONE E LA PREMONIZIONE ONIRICA
- 1. L’unus mundus
- 2. Tra essenza ed esistenza
- 3. Complementarietà, creazione ed emozione
- 4. Il contributo della fisica
- BIBLIOGRAFIA
- SITOGRAFIA
- VII. LA STRUTTURA FRATTALE DEI SOGNI
- 1. I frattali: geometria creativa
- 2. Le applicazioni dei frattali
- 3. La struttura onirica
- BIBLIOGRAFIA
- VIII. IMMAGINARIO CINEMATOGRAFICO E SOGNI
- 1. I temi ricorrenti
- 2. Test iconico
- 3. L’ipertema del Doppio
- BIBLIOGRAFIA
- FILMOGRAFIA
- IX. L’IMMAGINARIO INFERO
- 1. L’immaginario patologico familiare
- 2. Una tela per proiettare il proprio immaginario
- 3. Il dramma profondo del parto-nascita
- BIBLIOGRAFIA
- PARTE TERZA
- X. SOGNI E IMMAGINARIO COLLETTIVO
- 1. Il sogno come evento gruppale
- 2. I sogni condivisi
- 3. Il viaggio di coppia
- BIBLIOGRAFIA
- FILMOGRAFIA
- CONCLUSIONE
- APPENDICE I
- APPENDICE II
Domande frequenti
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