L’archivio in rete. Estetica e nuove tecnologie
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L’archivio in rete. Estetica e nuove tecnologie

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L’archivio in rete. Estetica e nuove tecnologie

Informazioni su questo libro

Le tecnologie ci stanno cambiando la vita a partire dal modo in cui formiamo e organizziamo gli archivi della nostra memoria. Nei social network si concretizza, in una forma inedita e radicale, la nostra connaturata disposizione alla conservazione e la nostra opposizione all'oblio e alla dimenticanza.
Archiviare oggi significa essenzialmente "condividere".

Questo saggio offre una ricognizione teorica sul tema dell'archivio nell'epoca della cultura partecipativa. Muovendo da una peculiare concezione dell'estetica, quale riflessione intorno alle forme dell'esperienza sensibile, Angela Maiello propone una lettura critica del processo di digitalizzazione e dello sviluppo dei nuovi media.
Nelle pratiche di condivisione che animano il social web, assistiamo alla riconfigurazione non soltanto della nostra memoria collettiva, ma anche della modalità di relazione tra l'uomo e il mondo.

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Informazioni

Editore
goWare
Anno
2015
eBook ISBN
9788867974382
Argomento
Informatica

CAPITOLO 1
La riflessione filosofica sull’archivio

1. Introduzione

Nel corso del ’900 il concetto di archivio è stato oggetto di riflessione da parte di filosofi e teorici della cultura, che ne hanno analizzato lo statuto ontologico ed espistemologico. L’archivio si è dimostrato essere una categoria particolarmente funzionale per la comprensione delle dinamiche che regolano lo sviluppo delle società e per l’analisi della formazione dei discorsi e degli elaborati culturali che caratterizzano determinate epoche. Confrontarsi con questo tipo di riflessione è senz’altro un buon punto di partenza per la comprensione dei problemi e delle sfide che ci troviamo ad affrontare oggi, nell’epoca in cui le operazioni di accumulo, conservazione ed archiviazione delle informazioni e dei documenti stanno subendo dei cambiamenti profondi (vedi Introduzione).
Tali cambiamenti investono in modo significativo quei processi decisivi per lo sviluppo dell’individuo, come l’elaborazione dei traumi (pensiamo al caso del blogger Meyer) e la formazione della memoria, sia essa singola o collettiva.
In questo capitolo prenderemo in esame due specifiche riflessioni sull’archivio, quelle di Michel Foucault e Jacques Derrida. Come è noto si tratta di due filosofi molto diversi, i cui orizzonti concettuali e speculativi talvolta possono incrociarsi, ma a partire da premesse ed obiettivi certamente differenti.
Michel Foucault, nonostante la sua morte prematura, è stato autore di una vastissima produzione in cui, nell’ambito di una sorta di archeologia generale della cultura umana, ha affrontato temi solitamente ritenuti marginali alla storia del pensiero, come la sessualità, la follia, la reclusione. La sua indiscussa notorietà, tuttavia, è da ricondurre principalmente alle riflessioni sulla biopolitica, termine molto usato oggi nell’ambito della filosofia contemporanea, che sta ad indicare il fatto che dalla modernità in poi il fulcro dell’azione degli apparati politici si è spostato dalla vita sociale a quella biologica degli individui.
Jacques Derrida, invece, è noto per essere il padre della decostruzione, ovvero di quell’atteggiamento filosofico che mira a scardinare le sistematizzazioni e le gerarchizzazioni che si sono prodotte nel corso dello sviluppo della storia del pensiero occidentale. Derrida, che ha avuto il grande pregio di saper coniugare un’attenta riflessione sulla contemporaneità con un confronto serrato con i grandi pensatori del passato, ha anche lui prodotto numerosissimi testi in cui ha affrontato temi molto diversi confrontandosi con la fenomenologia e l’ontologia, ma anche con la linguistica, l’etica e la filosofia della tecnica. Come vedremo tra un attimo, è nell’ampio orizzonte della sua nota indagine sulla scrittura che Derrida ha preso in esame il concetto di archivio.

2. L’archeologia di Michel Foucault

Foucault affronta tematicamente la questione dell’archivio in uno dei suoi libri più noti, L’archeologia del sapere. Il testo tenta di delineare una diversa metodologia di analisi degli eventi storici e culturali, che non si fondi su una visione globale, lineare e continuista del sapere e che, invece, sia in grado di individuare, riconoscere, ma anche comprendere ed analizzare gli accadimenti storici in quanto elementi singolari.
A questa metodologia, che ha il proprio terreno privilegiato di sperimentazione nelle scienze umane, Foucault dà per l’appunto il nome di archeologia. L’archeologia del sapere non mira a rintracciare i principi originari del sapere, quei nuclei concettuali sempre universalmente validi (come la tradizione, lo sviluppo, lo spirito), attraverso cui di volta in volta spiegare specifici sistemi o fenomeni della storia. L’archeologia del sapere aspira a preservare l’unicità dell’evento storico, senza tuttavia rinunciare alla possibilità di comprenderne le modalità di manifestazione e funzionamento, senza appiattirlo sul mero carattere evenemenziale della contingenza. Bisogna riconoscere le fratture e le singolarità della storia, ma allo stesso tempo saper analizzarne i meccanismi che ne regolano l’insorgenza.
Per mettere in pratica tale metodo Foucault suggerisce di concentrarsi sulle unità minime del sapere, cioè sugli enunciati effettivi, sull’insieme concreto degli enunciati riconducibili a specifiche aree delle scienze. Un insieme organico e sistematico di enunciati, caratterizzato da peculiari e comuni modi di esistenza, dà vita a quello che Foucault chiama discorso (ad esempio sono discorsi la grammatica, l’economia politica, la medicina).
Ora, gli enunciati hanno la caratteristica di avere una peculiare modalità di riferimento agli eventi. Essi non sono la mera ed automatica associazione di una formulazione linguistica ad un referente (un fenomeno, un evento, una situazione, un oggetto), ma, nell’ambito di ogni particolare forma di prassi o conoscenza, essi si basano su specifici criteri di riferimento al mondo, che in una certa misura arrivano a determinare le regole di esistenza per gli oggetti (eventi, fenomeni o situazioni) che essi stessi nominano. Proponendo di fondare l’archeologia del sapere sull’analisi degli enunciati Foucault non intende riproporre quanto già fa la linguistica, cioè stabilire le regole formali valide per tutti gli infiniti enunciati possibili. Piuttosto la proposta foucaultiana è quella di monitorare la vita degli enunciati, la loro insorgenza, la loro conservazione e magari anche la loro distruzione, con l’obiettivo di scorgere la positività dei discorsi, cioè quelle contiguità e affinità formali e tematiche, ma anche quelle contraddizioni e contrapposizioni che formano un discorso. Ciò può avvenire solo a condizione che ci si affidi ad una visione di insieme che tenga conto allo stesso tempo della singolarità dell’enunciato e delle forme di relazione che esso intrattiene con altri enunciati e con il mondo a cui si riferisce.
A queste regole peculiari, a questa visione d’insieme, Foucault dà il nome di a priori storico. Questo termine è in sé un ossimoro, dal momento che il concetto di a priori sta ad indicare una condizione di possibilità universalmente valida che non sia empiricamente determinata. Tuttavia con il suo utilizzo Foucault vuole proporre da un lato l’idea di una regolarità che contempli anche la singolarità e dall’altro il radicamento nella storia di tale regolarità, cioè il carattere storico della Storia stessa.
In che modo Foucault in tale contesto arriva a parlare dell’archivio? Ebbene archivio (l’archive) è il nome che Foucault dà al sistema che regola l’insorgenza dei singoli enunciati: l’archivio è la legge di ciò che può essere detto. Foucault qui gioca con le parole: in francese infatti per indicare l’archivio, quale istituzione preposta alla conservazione di documenti o la collezione di tali documenti, si utilizza il plurale les archives; facendo ricorso alla dizione singolare il filosofo francese vuole dichiaratamente allontanarsi dall’utilizzo corrente del termine.
L’archivio, secondo il filosofo francese, è un principio (in greco per l’appunto arché) che governa l’emergere dei singoli enunciati, la loro condizione di possibilità storicamente determinata, che sottrae gli eventi sia all’intenzionalità e alla volontà degli individui che alla mera irregolarità della contingenza. L’archivio predispone la possibilità per la formazione degli enunciati o, al contrario, ne impedisce l’insorgenza, determinando in questo modo i sistemi di discorsività. Tale sistematicità discorsiva non coincide con un’universale linearità che si sviluppa per concatenazioni, ma con un intricato, ma regolare, sistema di affinità e contrapposizioni che caratterizza ogni discorso.
L’archivio consiste nella legge che governa la regolarità del sistema di formazione e di trasformazione degli enunciati; in questo modo esso stabilisce le modalità attraverso cui una determinata epoca o cultura organizza le proprie forme di esistenza nonché i sistemi di accumulo e selezione delle tracce del proprio passato. Ci troviamo sempre già in un archivio e non possiamo chiamarcene fuori, cioè non possiamo fornirne una descrizione oggettiva e totalizzante. Tutt’al più al filosofo spetta il compito di guadagnarsi una distanza, uno scarto temporale tra le diverse fasi di formazione e trasformazione degli enunciati, che gli permetta di contribuire al continuo aggiornamento dell’archivio, cioè alla continua ricomprensione delle leggi che regolano l’insorgere degli enunciati. Questo lavoro di per sé non può mai considerarsi completamente concluso o acquisito.
In definitiva per Foucault l’archivio consiste in un peculiare principio epistemologico: esso, in quanto legge della formazione degli enunciati, disegna l’orizzonte di possibilità, storico e non universale, di prassi, condotte e forme di conoscenza.

3. L’archivologia di Jacques Derrida

Nel 1994 Derrida veniva invitato a partecipare ad una conferenza presso il Freud Museum di Londra, il cui titolo era Memory: The Question of Archives; in questa sede presentò una relazione dal titolo Le concept d’archive. Une impression freudienne, che divenne poi il suo saggio Mal d’archivio. Un’impressione freudiana. Si tratta di un testo molto complesso, in cui convergono differenti linee di ricerca del pensiero derridiano, in particolare il rapporto tra la tradizione ebraica, Freud e la psicoanalisi. Ed è proprio muovendo dalla psicoanalisi che Der...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Presentazione
  5. INTRODUZIONE – Tre istantanee del nostro presente digitale
  6. CAPITOLO 1 – La riflessione filosofica sull’archivio
  7. CAPITOLO 2 – Archeologia del digitale
  8. CAPITOLO 3 – La rete e l’ipomnesi
  9. Bibliografia
  10. Indice dei nomi
  11. goWare <e-book> team
  12. Manifesto di goWare

Domande frequenti

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