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Le origini della Comune di Parigi
Una cronaca (31 ottobre 1870-18 marzo 1871)
- 505 pagine
- Italian
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Informazioni su questo libro
Pagine di diari; memorie dei protagonisti; dispacci; deposizioni rese davanti a Commissioni parlamentari d'inchiesta; stampa quotidiana; resoconti di riunioni di club; atti dell'Internazionale parigina; manifesti politici: è questa la documentazione che sta alla base dei saggi raccolti in questo volume, che vuole essere, come recita il sottotitolo, una "cronaca" delle vicende che hanno portato alla nascita della «Commune» parigina.
Non un libro sulla Comune dunque, bensì sulle sue origini. Scenari di vita vissuta che si dispiegano in una narrazione volutamente orientata alla semplice descrizione, in un calendario fitto di sincronismi, il cui scopo è quello di fare emergere almeno in parte la coralità propria di uno spazio urbano fortemente segnato, all'interno di in un arco di tempo circoscritto.
Ecco allora che, in una Parigi sotto assedio, stretta dal gelo e dalla carestia, si muovono i protagonisti di quelle vicende da cui, quasi inevitabilmente, scaturirà infine la terza, e finalmente vincente giornata rivoluzionaria: quel fatidico 18 marzo 1871.
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StoriaCategoria
Storia del XIX secolo1. «Balayer la salle»: 31 ottobre 1870
1. «La Commune, elle fut proclamée bien avant le 26 mars. Elle naquit pendant le siège; elle eut pour berceau la Corderie», esordiva Jules Vallès in un articolo apparso sul «Cri du peuple» del 12 marzo 1884 con il titolo Les grands jours de l’année terrible.1 In esso, specificamente a proposito della «place de la Corderie», riprendeva parola per parola passi dell’articolo Le Parlement en blouse che aveva pubblicato sul «Cri du peuple» del 27 febbraio 1871, un mese prima della proclamazione della Comune. Allora la Corderie doveva ancora «prendre en main la Révolution qui trébuche et la relever»;2 tredici anni dopo, ripensata in prospettiva storica, appariva la «mère de l’insurrection».3
Come esemplificazione di una genesi, ancor più che di un’origine, della Comune anteriormente alla Comune stessa, Vallès richiamava la prima Affiche rouge della metà di settembre del 1870. Un «à suivre» posto alla fine dell’articolo del 12 marzo 1884 rimase lettera morta. Ma è più che legittimo pensare che, se avesse proseguito nella ricognizione dei «grands jours» che nel periodo dell’assedio e del governo della Difesa nazionale rappresentarono momenti fondamentali di gestazione di quel che sarebbe stata la Comune, Vallès vi avrebbe certamente inserito, in primo luogo, la giornata del 31 ottobre 1870.
In realtà l’aveva trascorsa lontano dall’Hôtel de Ville, dove si era giuocata la partita che più contava, avendo sperimentato la sua prima azione rivoluzionaria4 alla mairie de La Villette,5 dove nelle ore notturne gli erano fra l’altro pervenute le notizie sulla brutta piega che la giornata alla fine era andata prendendo proprio nel suo epicentro.6 Peraltro una nota preliminare, risalente al 1882,7 inserita nel manoscritto del XXI capitolo dell’Insurgé, quello che tratta del 30 e 31 ottobre e 1° novembre 1870, appare rivelatrice del pensiero di Vallès. Vi si legge:
Nous arrivons au 31 octobre. / Journée des dupes, mais qui, malgré son dénouement d’apparence négative, devient un point de départ. / Elle ouvre pour le peuple dans Paris une phase nouvelle qui, en passant par le 22 janvier,8 ira aboutir au 18 mars.9
«Apparence négative», «point de départ», «phase nouvelle»: non poteva esser detto meglio. Con il 31 ottobre 1870 infatti, nonostante il fallimento di quella giornata dal punto di vista rivoluzionario, alle fin’allora prevalenti preoccupazioni di ordine militare finirono col sovrapporsi definitivamente contrasti più largamente politici e sociali. Insomma, una svolta.
2. «Les nouvelles des défaites, l’incroyable mystère dont le gouvernement avait voulu les couvrir, la résolution de ne jamais se rendre et la certitude qu’on se rendait en secret firent l’effet d’un courant glacé précipité dans un volcan en ignition. On respirait du feu, de la fumée ardente. Paris, qui ne voulait ni se rendre ni être rendu et qui en avait assez des mensonges officiels, se leva. Alors comme on criait au 4 septembre: Vive la République! on cria au 31 octobre: Vive la Commune!». Così Louise Michel,10 quarantenne nel 1870, sessantottenne quando rievocava il 31 ottobre di allora con accenti appassionati.
Gaston Da Costa era un blanquista appena ventenne quando, già alle dipendenze di Raoul Rigault di cui sarebbe stato stretto collaboratore alla Prefettura di polizia durante la Comune, gli capitò nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre 1870 di ritrovarsi per qualche ora nei sotterranei dell’Hôtel de Ville prigioniero dei mobiles bretoni arrivati a decisivo sostegno del governo della Difesa nazionale.11 Aveva cinquantacinque anni quando uscì il terzo volume della sua Commune vécue, e seppe dare alla sua testimonianza memorialistica un carattere di ripensamento storico-politico di rilievo a partire dall’identificazione dei tre valori nel nome dei quali la giornata del 31 ottobre 1870 (come l’altra del 22 gennaio 1871) ebbe luogo: «Patrie», «République», «Emancipation communaliste».12 Patriottismo repubblicano e «communalisme» erano insomma tutt’uno.
Sia Michel che Da Costa preservarono dunque del perché di quella giornata, a molti anni di distanza, lo stesso significato.
Occorre fare un piccolo passo indietro. Il 27 ottobre c’era stata la capitolazione di Metz.13 Addirittura beffarda la lettera in quella data del generale von Moltke al fratello:
Neue 150.000 Franzosen wandern in die Gefangenschaft, und die gewaltige Festung Metz fällt in unsere Gewalt. Seit der babylonischen Gefangenschaft hat die Welt nichts derart erlebt. Wir brauchen eine Armee, um jetzt über 300.000 Gefangene zu bewachen.14
A Berlino se ne mormorava del resto da una settimana, e c’era chi sperava che dopo di essa i francesi si ammorbidissero ai fini del raggiungimento di un armistizio.15 Per contro a Parigi la sorpresa fu duplice: per il fatto in sé e per il modo in cui la notizia apparve sul «Combat», il foglio di Félix Pyat, lo stesso 27 ottobre. Così Gustave Lefrançais:
27 octobre 1870. Félix Pyat, dans le Combat d’aujourd’hui, annonce une terrible nouvelle qu’il assure tenir de source certaine, mais sans pouvoir nommer personne. Metz, l’imprenable Metz, s’est rendue ou plutôt a été livrée par celui qu’hier encore la Défense traitait de “glorieux Bazaine” dans ses proclamations […]. C’est à n’y pas croire. Mais pourquoi ne pas donner le nom de celui qui fournit cette nouvelle? Sommes-nous donc en un temps où l’on puisse se permettre de telles réticences?16
Nessuno poteva sapere che la fonte, indiretta, era stata la più autorevole e attendibile che potesse esserci, cioè proprio il generale Louis Trochu, capo del governo della Difesa nazionale e governatore di Parigi. Voci generiche di trattative con il nemico, ebbe a scrivere Henri Rochefort, allora il solo ministro democratico insieme a quello degli Interni Léon Gambetta, erano pervenute, senza tuttavia che potessero essere controllate.17 Quella di Trochu, «sur le coup d’une heure du matin», appariva dunque «une révélation». Trochu credeva di sapere – quindi, stando alle memorie di Rochefort, si sarebbe espresso ancora in termini dubitativi – che il generale Boyer, aiutante di campo del comandante del sito fortificato di Metz, generale Achille Bazaine, si era recato presso i prussiani: a qual fine se non per «la reddition de la place»? «Cette confidence me glaça – ricordò Rochefort – L’armée de Metz prisonnière de guerre, c’était Paris devenu indéfendable». Tuttavia pensava, illudendosi, che non era del tutto escluso che «la démarche du général Boyer eût un autre objet que la capitulation».18 Come che sia, scendendo «dans un grand trouble l’escalier de l’Hôtel de Ville», Rochefort si imbatté in Gustave Flourens, che lo andava cercando, e lo rese partecipe dei timori di Trochu. Flourens, «facile à emballer comme il l’était, le doute, dans son esprit, tourna bien vite en certitude». Si recò immediatamente al «Combat», e Pyat uscì con la notizia, dandola come «fait vrai, sûr et certain», della trattativa in atto per la «reddition de Metz».19
Ad una reazione di emozione e sconcerto, ma anche di rassegnazione – Bazaine non poteva essere un traditore, se si era arreso, «hélas!», era perché la truppa si trovava allo stremo di forze, viveri20 e munizioni: sebbene previsto, il fatto era troppo doloroso perché lo si aggravasse con accuse immeritate – se ne accompagnarono altre di rabbia, ma indirizzate a Pyat e al suo giornale. Copie del «Combat» bruciate sui marciapiedi; insinuazioni che la sortita giornalistica non avesse avuto altro fine che quello di denigrare il governo e metterlo in difficoltà: «honte à vous, ambitieux de bas étage! Vos intrigues équivalent en ce moment à la haute trahison».21 Un moderato, che del diffuso moderatismo da maggioranza silenziosa bene esprimeva i luoghi comuni, probabilmente un agente di cambio di nome Jacques-Henry Paradis, autore di un informato diario dell’assedio apparso anonimo nel 1872, registrò sempre sotto la data del 27 ottobre l’aggressione subita da Pyat da parte di una folla indignata che gli chiedeva da chi gli fosse arrivata «la sinistre nouvelle» e che voleva portarlo all’Hôtel de Ville «et le forcer à s’expliquer catégoriquement».22
Alle otto di mattina del 28 c’era chi gioiva della dura risposta governativa resa nota dal «Journal Officiel»: «Dieu soit loué! Le Journal Officiel donne le démenti “le plus net” à la nouvelle du Combat et flétrit énergiquement cette manœuvre déloyale»:23 «nous donnes […] le démenti le plus net» nel testo del governo.24 E c’era chi se ne rallegrava per il riconfermato prestigio del generale Bazaine: «[…] rien de pareil dans la note d’aujourd’hui. Elle est écrite d’un ton ferme et ne parle que ‘des sorties brillantes’ du glorieux soldat de Metz. Ayons donc bon espoir».25 Era dunque una calunnia del giornale di Pyat che «le glorieux soldat de Metz» avesse disonorato la sua spada «par une trahison»: «[…] nous savons que loin de songer à la félonie qu’on ne rougit pas de lui imputer, le maréchal n’a cessé de harceler l’armée assiégeante par de brillantes sorties».26 Paradis avrebbe desiderato addirittura la soppressione del foglio di Pyat:
Le gouvernement tient à l’honneur de respecter la liberté de la presse; il aurait pu, au nom du salut public et de la loi,27 supprimer Le Combat, il a mieux aimé s’en référer à l’opinion publique, qui est sa vraie force. Le gouvernement de la Défense nationale dément formellement la nouvelle publiée hier par le journal de M. Pyat. Moi, qui aime cependant assez les libertés, du moment qu’elles n’empiètent point sur la licence, j’aurais tout simplement supprimé Le Combat, ce journal qui ne rêve que la guerre civile.28
Un invito a conservare la calma sembrerebbe essere provenuto dal «Réveil» di Charles Delescluze in data 29 ottobre, con riferimento al clima del giorno prima:
Le Combat est muet. Restera-t-il sous le coup de l’anathème lancé contre lui? […] Quoi qu’il en soit, nous demandons à nos concitoyens de se tenir en garde contre les paniques et les surprises. La situation est des plus graves, les dangers croissent chaque jour, nous ne le contestons pas, et c’est surtout maintenant qu’il faut s’armer de sang-froid et de résolution, ne pas s’abandonner, par exemple, à des entraînements toujours regrettables, quel qu’en puisse être le mobile.
Ma a Parigi si nutrivano anche altri sentimenti. Un documento di notevole interesse è ad esempio una lettera di Ulysse Parent ad Arthur Ranc29 del 28 ottobre 1870:
Hier, dans le Combat, Félix Pyat a publié, encadré de noir, la mauvaise nouvelle affirmant que Bazaine a capitulé au nom de Napoléon III30 et livré Metz aux Prussiens. A Paris, l’émotion est indescriptible, le boulevard est en rumeur. La foule agitée stationne surtout sur le boulevard Montmartre en vomissant Badinguet et Badinguette.31 J’ai vu Blanqui et Flourens. Quel grand patriote que Blanqui!32 […] Nous les mettons tous deux avec Hugo, Ledru-Rollin,33 Félix Pyat, Millière, etc. sur les listes que nous préparons […].34
Ritroveremo più avanti questi stessi nomi come esponenti di un virtuale governo alternativo proclamato o da proclamarsi durante il pomeriggio-sera del 31. Evidentemente alla destituzione del governo della Difesa nazionale si era cominciato a pensare da subito, senza troppi distinguo, indipendentemente da una manifestazione rivoluzionaria vera e propria, quando sulla capitolazione di Metz si aveva non solo lo scoop del «Combat» ma anche, per quel che ancora valeva, la smentita formale dell’«Officiel».
29 ottobre. La riconquista francese di Bourget fece passare la notizia, vera o falsa che fosse, della capitolazione di Metz «momentanément en arrière-plan». Lefrançais, che non comprendeva il rilievo strategico della località, non condivise l’entusiasmo generale: sperava tuttavia d’ingannarsi. Quando il giorno dopo fu reso noto che i prussiani l’avevano ripresa, e i vertici militari francesi, a partire dal generale-governatore di Parigi Trochu, minimizzarono la sconfitta sottolineandone ora lo...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Occhiello
- Frontespizio
- Colophon
- Indice
- Introduzione
- 1. «Balayer la salle»: 31 ottobre 1870
- 2. Parigi sotto assedio
- 3. Fame, freddo, bombe
- 4. «Balayer la place»: 22 gennaio 1871 (e dintorni)
- 5. Verso la rivoluzione comunalista