Il 25 maggio 2018 è entrato in vigore il Regolamento Europeo 2016/679 relativo alla Protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e il Decreto Generale approvato dalla Conferenza Episcopale Italiana contenente Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e alla riservatezza come aggiornamento del precedente Decreto del 1999 per renderlo conforme alle nuove disposizioni comunitarie.
Sulla base di queste novità normative e sulla loro ricaduta nelle realtà ecclesiali si è pensato di dar vita ad una Giornata di studio interdisciplinare promossa dalle Facoltà di Diritto Canonico e di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce dal titolo "Chiesa e protezione dei dati personali" al fine di offrire una prima ricognizione sull'impatto che il Regolamento Europeo di protezione dei dati personali può avere nella vita della Chiesa e delle istituzioni ad essa collegate.
Le relazioni presentate in questo volume offrono un quadro sintentico e interdisciplinare sulle problematiche poste da questo adeguamento normativo.
Jordi Pujol è docente dell'area di Etica della comunicazione e Diritto della comunicazione presso la Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce.
Le sue aree principali di ricerca sono i dilemmi etici riguardanti il principio della libertà di espressione e le sfide che pone il suo esercizio online. La digital privacy, in particolare l'impatto del regolamento generale sulla protezione dei dati in Europa nella governance della Chiesa. La trasparenza e la custodia della segretezza nel governo delle istituzioni della Chiesa.
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La Chiesa e il rispetto per la Privacy: Aspetti di comunicazione istituzionale
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Rev. Prof. Jordi Pujol Professore incaricato, Facoltà di Comunicazione, Pontificia Università della Santa Croce
Sommario: 1. Panoramica generale sui dati personali online. Di cosa stiamo parlando?; — 2. La Chiesa cosa c’entra?; — 3. Sfide di comunicazione istituzionale: Misure organizzative; Misure Tecniche; Impatto sulla reputazione; Atteggiamento positivo non difensivo; La conformità con la legge è essenziale… ma non basta.
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Uno degli scopi principali di questa giornata studio è comprendere meglio le diverse sfide che l’ecosistema online presenta al rispetto della protezione dei dati nell’ambito della Chiesa. Si tratta di sfide legali e di comunicazione. Il mio contributo, come evidenziato dal titolo, sarà articolato dal punto di vista della comunicazione.
Voglio cominciare con un quadro generale sul flusso di dati personali online, per poi vedere in che modo questo fenomeno tocca la Chiesa. Infine, tenterò di mostrare le sfide di comunicazione che il regolamento europeo pone alla Chiesa sulla protezione dei dati.
1 Panoramica generale sui dati personali online. Di cosa stiamo parlando?
l. 17
1.1 Il flusso d’informazione che si condivide nelle reti sociali è questo:
(SLIDE: cosa succede in un minuto su Internet. By Go-Gulf Web Design Company)
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Su Facebook: oltre 243.000 foto caricate e 70.000 ore di contenuti video guardati; Su Youtube 700.000 ore di video guardati e oltre 400 ore di video caricati; Più di 3,8 milioni di ricerche su Google; Più di 350.000 tweet inviati su Twitter; Oltre 65.000 foto caricate su Instagram; Oltre 210.000 snap caricati su Snapchat; Oltre 156 milioni di e-mail inviate; Su Whatsapp, più di 29 milioni di messaggi elaborati, 1 milione di foto e 175.000 messaggi video condivisi; Oltre 87.000 ore di video guardati su Netflix; Più di 500.000 app scaricate; Oltre 1.000.000 di Swipes e 18.000 partite su Tinder; Oltre 2.000.000 di minuti di chiamate effettuate dagli utenti Skype; Più di 800.000 file caricati su Dropbox.
Parlare di privacy in un ambiente digitale dove ogni minuto si condivide un’enorme quantità di dati è una questione delicata e complessa... si tratta di un fenomeno assolutamente nuovo! Come novità è il fatto che “la tecnologia attuale consente tanto alle imprese private quanto alle autorità pubbliche di utilizzare dati personali, come mai in precedenza, nello svolgimento delle loro attività.1
Tuttavia, in questa relazione mi soffermerò sull’aspetto qualitativo (e non sulla quantità), perché lo ritengo più importante. Parlerò, cioè, di come l’informazione, poiché digitale (e quindi peculiare per diffusione, immediatezza, duratura, ecc.) abbia una maggiore capacità di influenzare l’esercizio dei diritti all’identità personale e il libero sviluppo della personalità.
1.2 Da un lato: ci siamo noi, che diffondiamo grandi quantità di dati personali sui social media, ma non solo! Lo facciamo anche con le telefonate o attraverso la nostra costante geo-localizzazione (h 24, 7 giorni su 7); col dispositivo FitBit al polso o col nostro cellulare in tasca.
Dall’altro lato: abbiamo i giganti della tecnologia (Google, Facebook, Amazon) che ricavano guadagni importanti, raccogliendo tutti questi dati e profilandoci per poi vendere i nostri profili nel mondo del marketing pubblicitario o politico, senza aver prima ottenuto un esplicito consenso.
1.3 Siamo davanti a due problemi diversi:
A. In primo luogo, salvaguardare i diritti di tanta gente.
Le violazioni della privacy da parte di colossi come Facebook2 e Google3 hanno fatto aumentare la consapevolezza dei cittadini e hanno velocizzato i tempi delle autorità pubbliche per adottare misure sul problema. Come affermava Urs Gasser in un’intervista per l’Harvard Gazzette,4 fino a pochi anni fa il “furto di dati” sembrava un problema riguardante solo le aziende prive di adeguati sistemi di sicurezza. Dal 2017 in poi, alcune delle più grandi aziende tecnologiche si sono viste rubare dagli hacker i propri dati.5
B. L’altra grande questione è capire che impatto ha sulla nostra reputazione il trattamento dei dati.
Il problema non è solo che ci “rubino i dati”, ma il fatto che il trattamento di tali dati può influire sui nostri diritti. La realtà è che questo fenomeno crea un danno irreparabile alla reputazione e ha delle conseguenze sul libero sviluppo della personalità.
Ovvero, le istituzioni sono davanti a due problemi: la tutela dell’informazione sensibile, che riguarda un insieme di diritti sull’identità digitale delle persone, e la responsabilità proattiva di proteggere quell’informazione con mezzi adeguati ai rischi.
È stato dimostrato che un recente attacco informatico ai server della IESE businessschool – che ha esposto tanti dati riservati – era evitabile (era sufficiente aggiornare il sistema).6 Oltre ai danni agli utenti, questo ha danneggiato anche la reputazione della business school. Ossia, il problema non sono tanto i hacker, ma la responsabilità delle istituzioni che devono essere proattive. Non si chiede loro di essere perfette, ma consapevoli e responsabili.
1.4 Che cosa è cambiato dopo gli scandali di Facebook, ecc. di cui riferivo prima?
Come ribadisce Gasser, quello che colpisce di più è che si hanno “così tante violazioni e così poche ripercussioni”7 (legali, economiche) per queste aziende (negli Stati Uniti).
A partire dagli ultimi due decenni, l’Unione Europea ha esercitato una leadership incontestata su quest’ambito. Il nuovo regolamento mette al centro il cittadino, mentre la regolamentazione settoriale statunitense è frammentaria e prima del cittadino viene il “consumer”.8
Nel nuovo Regolamento Europeo si vieta ogni trattamento di dati sensibili, ma ci sono importanti eccezioni (p.e. come prevede l’art. 9. 2. d, le entità senza scopo di lucro possono trattare dati sensibili all’interno delle loro organizzazioni, per i propri fini, con le dovute garanzie)9.
Questa proibizione ha portato già a diverse denunce verso Google e Facebook. Di fatto Facebook è stata multata per 1,2 milioni di euro con la seguente accusa: “raccoglie, memorizza e utilizza i dati, compresi i dati protetti appositamente, per fini pubblicitari senza aver ottenuto il con...
Indice dei contenuti
Indice
CITO: Presentazione
BUTTARELLI: Nuovo paradigma sulla privacy in Internet: le sfide che si pongono per istituzioni come la Chiesa
MARANO: Impatto del Regolamento Europeo di protezione dei dati personali per la Chiesa. Prime soluzioni nei Decreti generali delle Conferenze episcopali: l’esperienza italiana
SECHI: La responsabilità delle istituzioni in materia di Protezione dei dati
RHODE: La Chiesa e il rispetto della privacy: la prassi amministrativa e il governo della Chiesa1
PUJOL: La Chiesa e il rispetto per la Privacy: Aspetti di comunicazione istituzionale
Domande frequenti
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