Il lockdown ha dimostrato ancora una volta la resilienza, ovvero la capacità di adattamento delle mafie, che hanno sempre saputo leggere il contesto e andare oltre il consueto, rinunciando anche alle proprie abitudini, senza però perdere la propria identità. Il termine resilienza ha origini scientifiche. Esprime la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. In psicologia, invece, si riferisce alla capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Per comprendere quanto le organizzazioni criminali siano state resilienti basta analizzare i dati forniti dal nostro ministero dell’Interno sui crimini commessi nel periodo compreso tra il 1° marzo e il 1° luglio, rispetto allo stesso periodo del 2019. Si evince, per esempio, che durante i primi quattro mesi dell’influenza pandemica sono aumentati del 3,02 per cento i reati inerenti agli stupefacenti (produzione, traffico, spaccio). Sono rimasti, invece, invariati i reati di associazione per spaccio e traffico.
Sono inoltre aumentati i furti, i danneggiamenti (anche in seguito a incendi), le truffe e le frodi informatiche, le rapine, la ricettazione, l’usura, gli omicidi volontari, le lesioni dolose, le contraffazioni di marchi e prodotti industriali. Il reato che ha registrato il maggiore incremento è il riciclaggio e reimpiego di capitali (+17,18%), a dimostrazione del dinamismo affaristico delle mafie, che, anche in questa occasione, hanno cercato di sfruttare i disagi sociali e le difficoltà economiche.
| 1/3 - 1/7/2019 | 1/3 - 1/7/2020 | Differenza % |
Reati per droga | | | |
Reati inerenti agli stupefacenti | 11.098 | 11.433 | +3,02 |
Produzione e traffico | 765 | 795 | +3,92 |
Spaccio | 7788 | 8012 | +2,88 |
Associazione per traffico di stupefacenti | 16 | 16 | – |
Associazione per spaccio di stupefacenti | 9 | 9 | – |
Reati contro il patrimonio | | | |
Contraffazione di marchi e prodotti industriali | 570 | 646 | +13,33 |
Furti | 143.835 | 150.617 | +4,72 |
Danneggiamenti | 54.460 | 58.206 | +6,88 |
Danneggiamenti a seguito di incendi | 1865 | 2108 | +13,03 |
Estorsioni | 2147 | 2396 | +11,60 |
Truffe e frodi informatiche | 62.486 | 71.237 | +14 |
Riciclaggio e reimpiego di denaro | 390 | 457 | +17,18 |
Rapine | 4389 | 4431 | +0,96 |
Ricettazione | 3013 | 3271 | +8,56 |
Usura | 46 | 48 | +4,35 |
Reati contro la persona | | | |
Omicidi volontari consumati | 86 | 89 | +3,49 |
Lesioni dolose | 12.408 | 14.245 | +14,80 |
| Fonte: Dati operativi di fonte SDI/SSD estratti il 27 agosto 2020, non consolidati. |
Se le mafie hanno dimostrato di saper gestire l’emergenza anche durante il lockdown, che cosa è possibile aspettarsi nella fase post Covid-19?
Hanno enormi quantità di denaro e, da tempo, lo investono dove trovano migliori opportunità, dove domanda e offerta si incontrano. Oggi, in un contesto dominato da una crisi senza precedenti, piccole e medie imprese rischiano di diventare un potenziale affare per la criminalità mafiosa a prezzi di saldo. La denuncia è contenuta in un rapporto del Centro studi di Unimpresa, secondo cui gli effetti del coronavirus potrebbero creare danni su 150 miliardi di Prodotto interno lordo, ovvero sul 10 per cento dell’economia italiana: si tratta di 64 miliardi del settore alberghiero e ristorazione, 53 miliardi del trasporto, oltre 8 miliardi del comparto noleggio e leasing, 2 miliardi riferibili alle agenzie di viaggio e ai tour operator, quasi 11 miliardi riconducibili a musei, cinema e teatri, oltre 7 miliardi del settore sport e tempo libero. In questo contesto, sempre secondo Unimpresa, i vertici delle organizzazioni criminali potrebbero «speculare sulle inevitabili crisi a cui andranno incontro decine di migliaia di attività imprenditoriali su tutto il territorio nazionale».1
In Italia, nel mirino delle mafie finora sono finiti soprattutto settori dove non era richiesto un livello particolarmente elevato di specializzazione; ambiti in cui i gruppi criminali sono riusciti agevolmente a offrire servizi a prezzi concorrenziali perché le società da loro controllate non hanno quasi mai rispettato le prescrizioni normative in materia ambientale, previdenziale e di sicurezza sul lavoro. Nel postemergenza, le cose potrebbero cambiare. Il rischio di infiltrazione potrebbe continuare a manifestarsi attraverso diffuse forme di riciclaggio di denaro di illecita provenienza (sia esso generato dalla piena ripresa dei traffici illeciti o dalla produzione di ricchezza da parte di quelle aziende mafiose/colluse che, nel corso della pandemia, hanno continuato a operare nei circa 80 settori economici non attinti dalle misure di contenimento del contagio). L’obiettivo delle organizzazioni mafiose potrebbe essere quello di acquisire il controllo di aziende – specie se in difficoltà finanziarie e, dunque, più vulnerabili – avvalendosi come sempre di quell’area grigia di faccendieri, facilitatori, professionisti giuridico-contabili e imprenditori disonesti disposti a scendere a patti per ottenere reciproci vantaggi.
Nelle valutazioni di rischio, secondo gli investigatori che monitorano attentamente la situazione, assumono centralità le informazioni sugli assetti proprietari e sulle operazioni aziendali e societarie. È opportuno rilevare, per esempio, come suggerisce l’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, gli anomali trasferimenti di partecipazioni, le garanzie rilasciate o ricevute, lo smobilizzo di beni aziendali a condizioni non di mercato, indagando sull’origine dei fondi e sulle effettive finalità economico-finanziarie sottostanti alle varie transazioni. È importante la collaborazion...