Prefazione. Il libro di una sconosciuta
1. Otto a Karl Urbach, 5 giugno 1938. Lascito Otto Urbach.
Opera di Vienna, 1938
1. Cordelia Dodson a Karl Urbach, 2 ottobre 2003. Lascito Cordelia Dodson.
2. Cfr. il necrologio di Cordelia Dodson del Reed College, 2011. Cfr.: www.reed.edu/reed-magazine/in-memoriam/obituaries/december2011/cordelia-dodson-hood-1936.html.
3. William D.B. Dodson (1871-1950) fu per trentasei anni il presidente della Camera di commercio di Portland. Cfr. il suo necrologio in: “The Oregonian”, 29.6.1950.
4. Cfr. Elizabeth P. McIntosh, Sisterhood of Spies. The Women of the OSS, Maryland 1998, p. 176.
Un padre cieco e un pessimo giocatore di carte
1. La fonte di questi versi è lo scrittore Hermann Broch, che viveva a Princeton, come Einstein. Cfr. in proposito Friedrich Torberg, Die Tante Jolesch oder der Untergang des Abendlandes in Anekdoten, Wien 1986 [1975], parte 1 e 2, p. 288. All’Institute for Advanced Study (IAS) di Princeton, in cui Einstein lavorava, però, non se ne conservano tracce scritte. Ringrazio l’appassionata archivista dell’IAS, Marcia Tucker, anche per l’aiuto nella ricerca di molte altre fonti di questo libro.
2. Felix Mayer, The Mayer Family, from Pressburg to Vienna, New York 1960, dattiloscritto di dieci pagine, Lascito Famiglia Mayer.
3. Oppure lei lo vide bianco su uno dei tanti dipinti in cui in genere viene raffigurato così.
4. Felix Mayer, The Mayer Family, cit. Cfr. anche Georg Gaugusch, Wer einmal war. Das jüdische Großbürgertum Wiens 1800-1938 (Jahrbuch der Heraldisch-Genealogischen Gesellschaft Adler, vol. 17), vol. 2, L-R, Wien 2016, pp. 2254 sgg.
5. Alice avrebbe in seguito ancora conosciuto sua nonna Tony e la definì “un tipo davvero originale”. Cfr. Alice Urbach, Some Members of the Mayer Family, 1789-1957, Memorie familiari dattiloscritte, raccontate a voce da Alice Urbach nel 1957 e trascritte da Charles Landstone, London 1957, Lascito Famiglia Mayer.
6. Cfr. anche Adelheid Mayer, Elmar Samsinger, Fast wie Geschichten aus 1001 Nacht. Die jüdischen Textilkaufleute Mayer zwischen Europa und dem Orient, Wien 2015, p. 13.
7. Sigmund Mayer, Die Wiener Juden. Kommerz, Kultur, Politik 1700-1900, Wien 1917, p. 5. Per ulteriori dettagli si vedano le sue memorie: Sigmund Mayer, Ein jüdischer Kaufmann 1831-1911, Berlin-Wien 1926. Sigmund andava fiero di aver ricevuto, per la descrizione del ghetto, i complimenti di autori come Karl Lamprecht, Werner Sombart e Lujo Brentano. Cfr. in proposito la lettera di Sigmund Mayer a Arthur Schnitzler, senza data, ca. 1914. Nachlass Arthur Schnitzler, Literaturarchiv Marbach.
8. Sigmund Mayer, Wiener Juden, cit., p. 4.
10. Sigmund scrive al riguardo: “La legge non consentiva a un ebreo di possedere immobili. Se acquistava una casa, doveva far figurare come acquirente un cristiano e tutelare i propri diritti attraverso un contratto di usufrutto irrevocabile e la relativa garanzia ipotecaria in caso di pignoramento o mediante altri stratagemmi. Ma pur con questi accorgimenti, fino ad allora nessun ebreo del ghetto avrebbe potuto anche solo immaginare di acquistare una casa al di fuori del ghetto, in città, dove in ogni caso non avrebbe avuto il permesso di vivere!”. Ivi, p. 6.
12. La drammatica descrizione del ghetto da parte di Sigmund fu aspramente criticata, soprattutto dagli ebrei ortodossi: “[Sigmund Mayer] era il tipico ebreo assimilato, e la sua descrizione del ghetto di Bratislava, peraltro affascinante, colpisce per la freddezza nei riguardi della vita ebraica che vi regnava”. Citato in: “Jüdische Presse. Organ für die Interessen des orthodoxen Judentums”, n. 17/33, novembre 1920, p. 5.
13. Sigmund Mayer, Wiener Juden, cit., p. 3.
14. Alice Urbach, Old World – New World. The Personal Life Story of Mrs. Alice Urbach, dattiloscritto di 25 pagine, 1977, p. 2, Lascito Alice Urbach.
15. Eric Hobsbawm credeva che sua madre Nelly fosse imparentata con i Mayer perché chiamava “zio” Albert, il fratello di Sigmund. Cfr. Eric Hobsbawm, Gefährliche Zeiten. Ein Leben im 20. Jahrhundert, München 2006 (prima edizione inglese 2002), p. 19 [Anni interessanti. Autobiografia di uno storico, trad. it. di Daniele Didero e Sergio Mancini, Milano 2002]. Albert tuttavia non doveva essere un vero zio (informazione di Michael Livni).
16. Rudolf Agstner, A Tale of Three Viennese Department Stores in Egypt. The Oriental Adventures of Mayer, Stein and Tiring, in “Aufbau”, n. 9, 30 aprile 1999, p. 12.
17. La ditta Mayer si trovava al n. 828. Il suo cofondatore Sigmund, tuttavia, ne era uscito l’anno prima. Ai primi posti della lista c’erano “la casa imperiale, esponenti dell’alta nobiltà, titolari di rendite, banchieri”; cfr. in proposito: Roman Sandgruber, Traumzeit für Millionäre. Die 929 reichsten Wienerinnen und Wiener im Jahr 1910, p. 11; per i Mayer, cfr. p. 400.
18. Cfr. Mayer, Samsinger, 1001 Nacht, cit., pp. 99 sg.
19. Scrisse per quarant’anni sulla “Neue Freie Presse” inimicandosi, tra gli altri, Karl Kraus. Nel 1903 la “Neue Freie Presse” pubblicò il testo della conferenza “Der Reichtum der Juden in Wien” [La ricchezza degli ebrei a Vienna], in cui Sigmund cercava di confutare l’opinione che gli ebrei possedessero una più alta percentuale del patrimonio nazionale rispetto ai cristiani. Il giornalista ebreo Karl Kraus replicò pungente, insistendo su quanto era ridicolo che a professare tesi del genere fosse proprio il ricco Sigmund Mayer. Cfr. Karl Kraus, “Die Fackel”, n. 131, febbraio 1903, p. 22.
20. Cfr. in proposito: Alice Urbach, Old World, cit., p. 5.
21. 28.8.1897, “Die Zeit”, XII. (“Die Zeit” era una rivista austriaca, che uscì tutti i sabati dal 1894 al 1904.)
22. Herzl morì nel 1904 e nel 1949 fu trasferito da Döbling in Israele. Sigmund invece rimase nel cimitero d...