
- 350 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Informazioni su questo libro
L'incontro tra Leopold Bloom e Gerty MacDowell, l'incontro di Lucia con l'Innominato e quello tra Emilio e Angiolina in Svevo: nelle narrazioni di ogni genere e tempo l'incontro non è solo tema molto vitale dell'intreccio ma anche artificio della trama, contenuto e forma.
Da Manzoni a Joyce, da Flaubert a Proust, da Maupassant a Svevo, Pirandello e Kafka, Romano Luperini guida il lettore in una suggestiva indagine sul motore capriccioso che governa l'esistenza dell'uomo occidentale e le sue rappresentazioni narrative.
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Informazioni
Argomento
LiteratureCategoria
Literary CriticismParte seconda.
Incontri d’amore:
nascita di una nuova antropologia
3.
Henri, Henriette
e l’incontro ripensato tutte le sere
1. Una famiglia di commercianti parigini, i Dufour, parte per una scampagnata. È la festa della signora, e il marito si è fatto prestare la carretta del lattaio, caricandovi sopra la moglie, la figlia Henriette, il fidanzato con i capelli gialli e la nonna. Sono comuni borghesi, affetti da quello stupido amore della natura («cet amour bête de la nature»)1, spiega Maupassant, che è proprio di chi passa tutto il tempo dietro il banco di una bottega. Escono da Parigi verso Ovest, passano la porta Maillot, attraversano il ponte di Neuilly e, giunti alla rotonda di Courbevoie, possono cominciare ad ammirare sulla destra il paese di Argenteuil, a sinistra l’acquedotto di Marly e l’altopiano di Saint-Germain-en-Laye. Poi s’inoltrano in una campagna ben diversa da quella desiderata: fumaioli di fabbriche, scheletri di case abbandonate, odore di petrolio e di schisto mescolato ad altro ancora meno gradevole. Il dozzinale romanticismo della famigliola risulta così ironicamente frustrato. Fortunatamente, passata una seconda volta la Senna, il paesaggio cambia: il fiume è un incanto, scintilla di luce, l’aria diventa più pura, non più corrotta dal fumo nero delle officine e dai miasmi degli scarichi. Appena attraversato il fiume, la famiglia si ferma nei pressi del villaggio di Bezons. Siamo in luoghi resi famosi dalla pittura degli impressionisti. Poco più a valle ci sono Chatou e, poi, prima di Bougival, lo stabilimento balneare della Grenouillère, sull’isola di Croissy, più volte rappresentato da Claude Monet e da Renoir (figg. 1 e 2) e dallo stesso Maupassant che vi ha ambientato La femme de Paul (La ragazza di Paul) e una scena di Yvette. A Chatou, inoltre, si trova il ristorante La Fournaise che Maupassant maschera sotto il nome di Grillon e che Renoir raffigura in una tela famosa, La colazione dei canottieri (fig. 3), dipinta fra la fine del 1880 e l’inizio del 1881 e dunque nelle stesse settimane in cui lo scrittore normanno stendeva il racconto sulla scampagnata della famiglia Dufour, Une partie de campagne (e Scampagnata è appunto il titolo nella traduzione italiana), pubblicato per la prima volta nell’aprile 1881 e compreso poi, un mese dopo, nella raccolta La Maison Tellier (La casa Tellier). Ma di due anni prima è un’altra celebre tela di Renoir, Canottieri a Chatou che, insieme alla Colazione dei canottieri, è un altro esempio dell’interscambio di temi e dell’influenza reciproca fra pittura e letteratura negli anni dell’impressionismo e del naturalismo. In Canottieri a Chatou (fig. 4) un signore in canoa invita una dama in corpetto rosso a salire sulla barca, mentre altri due uomini dalla riva assistono alla scena (la situazione è la stessa di Une partie de campagne, anche se qui le canoe saranno due, due i canottieri e due le protagoniste femminili). La stessa signora, in cui Renoir raffigura la futura moglie, Aline, ritorna nella Colazione dei canottieri, dove in primo piano, intorno alla tavola apparecchiata, accanto ad Aline, compaiono un’altra dama e due canottieri rappresentati esattamente come li descrive Maupassant nei racconti di questo periodo (non solo in Une partie de campagne ma anche nel già ricordato La femme de Paul): in maglietta bianca, con le braccia nude e il petto in fuori («en maillot blanc [...] bras nus e la poitrine bombée»)2. Anzi l’abbigliamento audace e soprattutto il particolare delle braccia nude risulteranno particolarmente eccitanti per Mme Dufour e la figlia Henriette. Nel primo piano del quadro di Renoir, dunque, i canottieri sono due e due le signore, come nel racconto di Maupassant. Inoltre uno dei due canottieri, quello appoggiato alla balaustra, è il padrone del ristorante, che anche Maupassant descrive sempre in La femme de Paul come un pezzo di giovane con la barba rossiccia, famoso per la sua forza («un fort garçon à barbe rousse, d’une vigueur célèbre»)3. In Canottieri a Chatou e in non poche altre tele di Renoir e di Monet anche la scena dell’imbarco delle signore sui canotti viene presentata con gli stessi dettagli che Maupassant delinea nei due racconti: «les femmes, en claire toilette de printemps, embarquaient avec précaution dans les yoles, et, s’asseyant à la barre, disposaient leurs robes [Le donne, in chiari abbigliamenti primaverili, salivano con precauzione sui canotti, e, sedendosi al timone, s’aggiustavano l’abito]»4. Ma la coppia in barca – lui con la maglietta sbracciata da canottiere, lei con un vestito celeste – è al centro anche di due lavori di Édouard Manet (si veda la fig. 6, Coppia in barca a vela, 1874, a cui bisogna aggiungere, qui non riprodotto, Argenteuil).
Gli stabilimenti balneari e i ristoranti lungo la Senna erano dunque il punto di incontro e di ritrovo della società galante parigina – artisti, studenti, imprenditori teatrali, banchieri, le loro mogli, figlie, amanti, ma anche operai, modelle, sartine, prostitute –: un mondo completamente estraneo a quello dei commercianti e dei comuni borghesi. Al di là delle porte di Parigi si apre per loro, quando eccezionalmente vi si affacciano, una realtà del tutto nuova: quella della giovinezza, del disordine e dell’avventura. La possibilità di gita in barca, il corso del fiume che suscita un senso di libertà e di vacanza, la presenza anticonformista dei canottieri, il concorso di una folla cittadina varia e multicolore, la mescolanza stessa di classi sociali diverse, il vino e il cibo, il tepore della primavera e il caldo estivo incoraggiano gli incontri e le trasgressioni.
A uno di questi ristoranti, seppure più casereccio e appartato, giunge casualmente anche la famiglia Dufour. L’attrae l’insegna che promette non solo zuppe alla marinara e fritture, ma anche pergolati e altalene: quelle altalene su cui le signore amavano piacevolmente dondolarsi, come aveva mostrato sempre Renoir in un dipinto del 1876, L’altalena (fig. 5), e con cui si diletteranno anche le due protagoniste del nostro racconto, Mme e Mlle Dufour. D’altronde anche il tema dell’altalena è comune a pittura e narrativa; e infatti Zola si ispirò al quadro di Renoir conferendo vita letteraria all’eroina del dipinto nel romanzo Une page d’amour (Una pagina d’amore).
2. Scesi dalla carretta, i due uomini si lavano le mani, mentre le signore (trentacinquenne e grassoccia ma ancora piacevole la madre; alta e desiderabile, con la vita sottile e il bacino ampio, la figlia diciottenne) si dondolano un poco stordite sull’altalena, spiate dai monelli del paese e dagli occhi avidi dei passanti, e la nonna cerca invano di accarezzare il gatto del ristorante. Mentre aspettano il pranzo, scoprono ormeggiate sulla riva due iole da regata, lucide e snelle come «deux grandes filles minces [due belle ragazze slanciate]». Per via comparativa, si introduce così, allusivamente, il tema della mascolinità dei canottieri e del loro dominio sulla femminilità. A questo punto i canottieri, sinora evocati solo indirettamente, compaiono finalmente in scena. Quando è il momento di sedersi a tavola, i Dufour scoprono infatti che il posto migliore, quello all’ombra, è già occupato: vi stanno appunto i due proprietari delle iole, fieri della loro prestanza, «la face noircie par le soleil et la poitrine couverte seulement d’un mince maillot de coton blanc qui laissait passer leurs bras nus, robustes comme ceux des forgerons [il viso scuro di sole, il petto coperto soltanto da una sottile maglietta di cotone, che lasciava nude le braccia, robuste come quelle dei fabbri]»5. I due si scambiano un’occhiata d’intesa e lasciano il posto alle signore, portando il loro piatto più in là. Le due donne non possono fare a meno di guardare quelle braccia nude, con imbarazzo la ragazza, con curiosità e forse desiderio la madre. Fra i due gruppi si intreccia un dialogo, i canottieri raccontano la loro vita all’aria aperta, gli altri si lamentano della loro, condotta invece nel chiuso di una bottega. Uno dei due canottieri – probabilmente quello di cui apprenderemo più tardi il nome, Henri – dice che lui dorme tutte le sere in quel posto (particolare autobiografico: durante l’estate, l’autore, che praticava anche lui il canottaggio, andava ad alloggiare in una locanda sul fiume). Il marito, il fidanzato e la nonna mangiano e bevono troppo, e alla fine del pasto sono come inebetiti dall’alcool e dal caldo. I due canottieri offrono ai due uomini una canna da pesca e alle due donne una gita sulle iole. Dopo un attimo il giovane dai capelli gialli è già addormentato (questa del sonno facile è una sua caratteristica), mentre il padre di Henriette resta all’ombra del ponte con i piedi penzoloni sull’acqua nella speranza di prendere qualche ghiozzo. Le due barche partono verso l’isola degli inglesi e ben presto si separano. Il narratore segue quella di Henri e di Henriette, il turbamento sensuale del primo e il piacevole stordimento della seconda, il senso di vertigine determinato dal fluire del canotto sull’acqua e dal calore inebriante del sole, il loro approdo all’isola, l’inoltrarsi nel fitto degli alberi, il pianto di lei commossa dal canto di un usignolo, infine il loro amplesso – dopo un’iniziale difesa da parte della ragazza –, come facilitato e ritmato da questo stesso canto, e il loro ritorno imbarazzato.
Come si vede, fuoriuscita dai confini della città e affermazione del desiderio coincidono. Dagli ambienti chiusi e grigi della bottega in città e dell’industria nella banlieue si passa a quelli aperti e solari della campagna e del fiume. La gestione degli spazi è segnata dal graduale trionfo dell’eros. Il racconto si snoda attraverso una serie di sequenze che si configurano come spazializzazione del desiderio e sua progressiva determinazione. Il ristorante all’aperto, con la sua altalena per le signore e con il suo punto d’approdo e di sosta per le iole dei canottieri, è il primo scenario in cui si profila il fascino della trasgressione. Il successivo è quello della barca sul fiume, con il valore simbolico femminile delle iole e quello maschile dei loro proprietari, e con la fusione dell’acqua e del fuoco, dell’elemento equoreo e di quello del sole e del calore durante la gita e dunque di immagini di vitalità e di ardore in cui si incontrano ancora la componente femminile (acqua) e quella maschile (fuoco). Infine il letto di erbe nell’intrico degli alberi si presenta come «un asile introuvable», un rifugio che separa dalla civiltà e dove non valgono più le regole comuni, mentre il canto dell’usignolo, «territorializzando» simbolicamente la sessualità, e delimitandone uno spazio specifico, contribuisce a convogliare e a indirizzare al loro fine le energie dell’eros6. Naturalismo e simbolismo si rivelano – in Maupassant come in Zola, d’altronde – non come poli di un’antitesi, ma come due facce strettamente correlate di una stessa visione del mondo.
Con il ritorno delle due iole il racconto parrebbe terminato. L’incontro della famiglia Dufour con la natura si è concluso, i due canottieri hanno condotto a compimento il loro piano di conquista erotica, i due grossolani borghesi sono stati beffati, i desideri inconsci delle loro donne soddisfatti. D’altronde i due canottieri sono abituati a queste imprese domenicali nell’isola degli inglesi, e il loro dongiovannismo giocoso e quasi goliardico appare troppo disinvoltamente cinico per lasciare sospettare qualche possibilità di sviluppo. Quanto alle due donne, non sembrano sin qui in grado di opporre una alternativa fondata sui sentimenti autentici: la madre è troppo dozzinale per avere una dimensione interiore e la figlia troppo ingenua e fragile per sottrarsi alla banale identificazione romantica con la shakespeariana Giulietta, alla conseguente commozione (ovviamente corrispondente a un’imperdonabile goffaggine per i...
Indice dei contenuti
- Introduzione. L’incontro e la trama
- Parte prima. Incontri e forma del contenuto
- Parte seconda. Incontri d’amore: nascita di una nuova antropologia
- Parte terza. Al di là dell’esperienza: incontri epifanici, incontri allegorici, incontri sostituiti e impossibili
- Conclusione. Appunti per concludere (e per continuare)
- Ringraziamenti
- Immagini