VI.
Un mito di antica libertà:
la Germania, l’Italia, l’Europa
Il mito degli antichi Germani ha avuto lunga fortuna nella cultura europea. Dal Rinascimento all’età dei nazionalismi, il dibattito si è concentrato in modo precipuo su due aspetti. In primo luogo, l’eredità degli antichi Germani nel processo di formazione della identità nazionale tedesca. Sotto questo punto di vista, il discorso riguarda il presunto ruolo di Arminio e dei suoi seguaci come rappresentanti emblematici di virtù e caratteri, anche negativi, che sarebbero stati trasmessi attraverso i secoli al popolo tedesco. In secondo luogo, ha destato grande interesse l’incidenza dei Germani sulla storia d’Europa. In particolare, il loro contributo alla fine dell’impero tardoantico, il loro movimento attraverso gli spazi delle province romane, il loro insediamento con l’esito finale della costruzione dell’Europa altomedievale attraverso l’incontro romano-germanico. D’altra parte, pur in questa prospettiva di lenta assimilazione, resta indubbio il carattere di alterità della cultura dei Germani nella composizione di una comune identità europea. Senza alcuna pretesa di esaustività, seguiremo l’evoluzione del mito degli antichi Germani nella cultura italiana, tenendo presente la situazione nella vita culturale di altri paesi più direttamente coinvolti con l’Italia nella riflessione, in particolare la Germania e la Francia.
Il filo della memoria tra Fulda e il Weser
La fortuna di Arminio e degli antichi Germani è legata alla conoscenza di Tacito e delle sue opere che parlano della Germania. Ma, dopo brevi cenni in Cassiodoro e Iordanes ancora a metà del VI secolo, le tracce di Tacito nella cultura europea si perdono per secoli. Alcuni brani di Svetonio, Floro e un passo di Orosio (6, 21, 26): ecco le notizie a disposizione del Medioevo latino per conservare nei secoli il ricordo di Varo e della grave sconfitta. Spariscono, tuttavia, i Cherusci; e, per quanto menzionato da Floro (2, 30, 32), sparisce Arminio.
Dopo il buio dei secoli di passaggio tra antichità e Medioevo, qualche labile segnale di recupero della memoria emerge nell’età della ‘rinascita’ carolingia. Successore di Rabano Mauro nella direzione della scuola dell’abbazia di Fulda fu Rudolf, suo discepolo, che tenne questo incarico fino alla morte nell’865. A Rudolf di Fulda è possibile attribuire l’unica citazione esplicita di Tacito presente nella cultura medievale. Si tratta di un passo derivato dagli Annales Fuldenses, che per la sezione degli anni 838-863 sono probabilmente opera di Rudolf. Nelle informazioni relative all’anno 852 si ricorda: «nel luogo chiamato Mimida, sul fiume che Cornelio Tacito, storico delle imprese compiute dai Romani presso questa gente, chiama Visurgis, e che i moderni chiamano invece Wisaraha (Weser), si tenne un incontro generale». Questa indicazione presuppone la conoscenza del secondo libro degli Annales. È anche possibile che Rudolf abbia trovato il riferimento in un florilegio o come citazione in un’altra opera.
Oltre a questa esplicita menzione, già nell’opera Translatio sancti Alexandri (composta a partire dall’852), a lui attribuibile, Rudolf riutilizza palesemente materiali provenienti da Tacito. In particolare, vengono ripresi due capitoli della Germania, soprattutto per i riferimenti alla purezza dei Sassoni (Germania 4) e alle loro credenze religiose prima della conversione al cristianesimo (Germania 9-11, 1). È importante sottolineare, per il destino futuro dell’opera, che già in questa fase così antica della tradizione, il passo di Tacito sulla purezza etnica dei popoli germanici sviluppa un evidente fascino. In particolare, mentre Tacito attribuiva la purezza all’isolamento dei Germani, a causa della loro posizione geografica, Rudolf considera la purezza come scelta culturale e politica di isolamento e preservazione dell’unità etnica (Translatio 1,2). Inaugurando, anche nelle forme, l’interpretazione politica della Germania, Rudolf procede alla celebrazione della stirpe dei Sassoni come eredi dei Germani transrenani di Tacito. Ad essa, del resto, apparteneva lo stesso Rudolf.
La rappresentazione è suggestiva: rispetto all’impero dei Franchi, eredi dei Romani, i Sassoni, che vivono oltre l’Elba, sono considerati come i liberi Germani; a loro sono trasferite le qualità descritte da Tacito per gli antenati degli stessi Franchi, che vivevano tra Reno ed Elba. È dunque possibile notare come già a metà del IX secolo la Germania susciti sentimenti di orgoglio ‘nazionale’, di carattere identitario, che si esprimono in questa sezione della Translatio. Anche altri studiosi che vissero nell’area tra Fulda e Corvey sembrano conoscere in maniera indiretta passi di Tacito sui Germani: Eginardo, Widukind, Agio di Corvey, Poeta Saxo, Adamo di Brema, Lampert di Hersfeld. Si scorgono nei loro scritti segni concreti, ma isolati. Dopo Rudolf, il filo della memoria si interrompe. E il silenzio dura per secoli, fino all’epoca di una seconda rinascita culturale, quella dell’Umanesimo1.
Gli antichi Germani e la cultura italiana
dal Medioevo all’Umanesimo
Prima dell’età umanistica, la cultura medievale italiana conosce male le vicende degli antichi Germani in lotta contro Augusto e Tiberio. Fino alle scoperte del XV secolo, mancano le notizie di Velleio Patercolo, di Cassio Dione; manca Tacito. Tuttavia, l’immagine che prevale attraverso le altre fonti disponibili è quella della Germania come luogo di barbarie, come nemica di Roma e della latinità; e, di conseguenza, come nemica dei discendenti di Roma, gli Italiani. È una visione pesantemente ostile, che si riflette nella formazione culturale e nella percezione della Germania nell’Italia del Medioevo.
Il consolidamento del pregiudizio antitedesco si alimenta attraverso la trasmissione di immagini negative che sono desunte dalla lettura dei classici latini. E sembra trovare conferma nell’interpretazione delle vicende storiche, anche contemporanee ai lettori; in particolare, a causa delle costanti minacce portate dagli imperatori tedeschi tanto alla libertà delle città italiane quanto agli interessi del papa. Mito e realtà storica determinano la condanna del furor Teutonicus, della violenza e della rapacità, come caratteri principali dei Tedeschi, discendenti dei Germani; a questi si uniscono altri vizi o cattivi comportamenti, come la rozzezza, la malvagità, l’empietà. Ne derivano diffidenza e ostilità, diffuse negli ambienti culturali della penisola. Tra i segni più suggestivi di questi sentimenti, è possibile seguire la trasmissione di un motivo antico. Nella canzone dedicata all’Italia (Canzoniere CXXVIII, 33-35, Italia mia, composta nell’inverno 1344-45), Petrarca rielabora l’immagine delle Alpi come naturale confine dell’Italia in evidente contrapposizione alla Germania: «ben provide Natura al nostro stato, / quando de l’Alpi schermo / pose fra noi et la tedesca rabbia». Come già indicavano gli scrittori latini, la separazione tra Italiani e Tedeschi non è solo motivata dalla diversa condizione culturale; è perfino sanzionata dalla natura attraverso i caratteri geografici della frontiera tra due mondi2.
Nel pensiero storico e nella cultura umanistica, l’immagine negativa degli antichi Germani come barbari primitivi fu amplificata dalle riflessioni sul declino dell’impero. Dalla fine di Roma si faceva cominciare anche la perdita di libertà degli Italiani, sottoposti alla dominazione oppressiva di popoli di stirpe germanica, come gli Ostrogoti e i Longobardi. D’altra parte, dopo i secoli di contrapposizione sul Reno e sul Danubio, e nonostante qualche incursione nel III secolo, solo a partire dall’inizio del V secolo le popolazioni d’Italia vennero direttamente a contatto con le genti descritte da Tacito.
Al tempo delle invasioni di Alarico (402-410), le città e le campagne italiane si trovarono investite per la prima volta dal movimento di masse germaniche in cerca di nuove terre dove insediarsi. Nell’attesa di una soluzione politica ai loro problemi, che tardava ad arrivare, i Visigoti si diedero al saccheggio e alla rapina. Fu l’inizio delle devastazioni barbariche nell’Italia tardoantica. Per questa ragione, lo studio del giudizio sugli antichi Germani nella cultura italiana deve necessariamente concentrarsi su due ambiti storici concatenati: in primo luogo, la rappresentazione delle genti germaniche nel periodo della conquista romana tra Cesare e Tiberio; in secondo luogo, la riflessione sul periodo delle invasioni barbariche in Italia da Alarico ai Longobardi (402-774). Si tratta, appunto, dell’epoca in cui l’Italia fu costretta a sperimentare, e subire, la violenza di quelle genti.
Biondo Flavio è tra i pensatori più attenti all’intimo rapporto che lega gli antichi Germani alla storia d’Italia. Nella sua riflessione sulla decadenza dell’impero (Historiarum ab inclinatione Romanorum imperii decades tres, 1438-53; in particolare, nel libro I della prima decade), Biondo indica nel sacco di Roma del 410 l’evento che avviò la catastrofe della civiltà antica. Approfondì le origini dei Goti anche prima dell’ingresso nell’impero; e studiò le vicende che portarono Alarico a scatenarsi contro Roma e gli Italiani. Fu la cieca violenza dei barbari a pregiudicare l’esistenza stessa della civiltà antica, trascinandola al tracollo. Inclinatio imperii: con le invasioni barbariche scompare l’Italia romana e inizia una nuova epoca.
Nella visione di Biondo, questi secoli che aprono il Medioevo nella penisola sono segnati dal contrasto tra civiltà latina e barbarie germanica. L’importanza di Biondo per il tema è legata pure all’introduzione di una significativa distinzione rispetto all’incidenza di Ostrogoti e Longobardi nella storia d’Italia. Pur riaffermando la loro natura selvaggia, Biondo è pronto a riconoscere lo sforzo degli Ostrogoti di integrarsi nel mondo romano. Un elemento di grande fortuna della sua riflessione è la celebrazione del regno di Teoderico (493-526). Ispirandosi anche alla lettura della Guerra gotica di Procopio e delle Variae di Cassiodoro, Biondo diede infatti una valutazione positiva del periodo; e presenta Teoderico, re barbarico, che cerca di custodire le tradizioni dell’impero, emulando per quasi tutto il suo regno il governo di Roma sull’Italia e sulle sue città. Suggestivo appare anche il riconoscimento a Teoderico del...