Perché in Italia non esiste un sistema di «formazione» professionale diffuso, stabile e apprezzato? E perché l’apprendistato «formativo» di I e III livello stenta, per usare un eufemismo, a decollare? E ancora, come mai negli ultimi decenni, nonostante l’insistenza delle istituzioni europee sull’importanza della VET, non siamo ancora riusciti a colmare questa mancanza, tanto che sarebbe ingenuo aspettarsi un cambiamento anche nel prossimo futuro?
Il testo cerca di rispondere a questi interrogativi, indagando le ragioni che hanno portato il nostro sistema scolastico a marginalizzare il concetto di «formazione» con e per l’esercizio di un lavoro, mostrando nel contempo come una storia diversa si sarebbe potuta scrivere. L’esempio della Germania col suo sistema duale lo dimostra. Se si vuole recuperare il tempo perduto, sarebbe tuttavia ingenuo pensare di importare il modello tedesco così come è. Occorre piuttosto comprenderne lo “spirito”, per poi reinterpretarlo in maniera originale nel nostro contesto. Non si tratta di una semplice operazione di politica scolastica, ma di vera riconversione pedagogica e culturale tesa a riformulare daccapo il nostro concetto di «formazione» e di «formazione professionale» in particolare. Dove cercare, dunque, gli spunti per avviare questo ripensamento, se non nelle riflessioni di Georg Kerschensteiner, pedagogista e riformatore scolastico considerato il «padre» del sistema duale tedesco?

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Quale «formazione» professionale?
Una rilettura di Georg Kerschensteiner (1854-1932)
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DidatticaCategoria
Didattica generale1. Cosa si intende in Germania per «sistema duale»?
L’espressione «sistema duale» (
Dual
System
),
intesa nell’accezione corrente, fu utilizzata per la prima volta
nel 1964 in un rapporto della Commissione tedesca per l’educazione
e l’istruzione
[1]
.
La Commissione parlava di «sistema» per indicare l’insieme di
regole e di pratiche che caratterizzavano l’apprendistato in
Germania, sottolineando con l’uso del termine «duale» l’alternanza
tra formazione in azienda e formazione scolastica tipica di questo
istituto
[2]
.
Proprio negli anni ’60 la normativa frammentaria e localmente
differenziata che aveva regolato fino ad allora l’apprendistato fu
sistematizzata; si delineò così la cornice giuridica che avrebbe
disciplinato nei decenni successivi la modalità tipica con cui i
giovani tedeschi si sarebbero formati (e si formano tutt’ora) nelle
professioni manuali.
Ancora oggi in Germania la formazione professionale in sistema
duale prevede per legge l’alternanza di due luoghi di apprendimento
(l’impresa e la scuola professionale)
[3]
e la stipula di un contratto fra un apprendista e un datore di
lavoro
[4]
. Al termine del percorso si acquisisce una qualifica valida
su tutte il territorio nazionale (attualmente ne esistono più di
trecento), che in alcuni settori è requisito necessario per
l’esercizio della professione. Normalmente i giovani che iniziano
l’apprendistato in sistema duale hanno appena concluso il primo
ciclo d’istruzione e assolto l’obbligo scolastico (
Vollzeitschulpflicht), che dura nove o dieci anni a
seconda dello stato regionale di residenza (i
Länder hanno competenza legislativa esclusiva in materia
d’istruzione), ma devono ancora adempiere a ciò che in Italia
chiameremmo «diritto e dovere di istruzione e formazione» (
Berufsschulpflicht)
[5]
. Si parla in questo caso di
Erstausbildung. Ad ogni modo, per attivare un contratto di
apprendistato in sistema duale non è necessario possedere alcun
titolo d’istruzione particolare. Ovviamente, possono attivare un
contratto d’apprendistato anche giovani che hanno già conseguito un
diploma d’istruzione secondaria oppure completato un precedente
apprendistato. Allora, si parla di
Zweitausbildung. Esiste infine un contratto di
apprendistato per la riqualificazione professionale degli adulti (
berufliche Umschulung) e ci sono anche, ma sono
numericamente residuali, percorsi di apprendistato per il recupero
della dispersione scolastica oppure per target specifici a rischio
esclusione sociale (ad es.: per i rifugiati).
Al di là di quest’ultimo marginale utilizzo, lo scopo principale
dell’istituto non è il contenimento dell’abbandono scolastico né
l’inclusione delle persone svantaggiate, bensì la formazione dei
giovani, anche scolasticamente eccellenti, desiderosi di
intraprendere una carriera in una professione che richiede
l’esercizio di abilità manuali
[6]
. Per costoro l’apprendistato in sistema duale rappresenta la
via “naturale”
[7]
per completare la propria formazione professionale.
Tradizionalmente il loro numero è molto alto (benché in costante
diminuzione negli ultimi anni): nel 2019 erano il 54,4% dei giovani
di età compresa fra i 16 e 24 anni
[8]
. Ciò dimostrerebbe l’alta reputazione sociale di cui
l’apprendistato ancora oggi gode nel Paese mitteleuropeo
[9]
.
I giovani tedeschi iscritti a percorsi duali accettano di
studiare presso una scuola professionale (
Berufsschule) e di lavorare contemporaneamente alle
dipendenze di un’azienda percependo per qualche anno
[10]
una retribuzione nettamente inferiore rispetto ai colleghi già
qualificati addetti alle medesime mansioni, non solo perché
trascorrono parte dell’orario di lavoro a scuola (generalmente
circa il 30% del monte ore), ma anche perché si aspettano che
l’azienda li formi in cambio del loro impegno
[11]
. Essi sanno, inoltre, che la qualifica professionale acquisita
al termine dell’apprendistato sarà molto richiesta sul mercato del
lavoro. Se non verranno confermati dall’impresa che li ha assunti
come apprendisti
[12]
, avranno senz’altro ottime chances di assunzione presso altre
imprese del medesimo settore
[13]
.
Riassumendo, il sistema duale tedesco corrisponde all’insieme di
regole e di pratiche che in Germania presiedono all’organizzazione
della formazione professionale in apprendistato, modalità tipica di
erogazione della formazione professionale ai giovani, che si
caratterizza per l’integrazione tra formazione scolastica e
formazione aziendale ed è finalizzata al conseguimento di una
qualifica professionale riconosciuta su tutto il territorio
federale. Questo sistema mira alla crescita umana e professionale
degli apprendisti, intrecciando lo studio scolastico all’esperienza
lavorativa.
[1]
Lo riferisce M. Gessler,
Formation of the German Dual Apprenticeship System and the
Challenge of Cooperation between Schools and Companies in G.
Alessandrini (ed.),
Atlante di pedagogia del lavoro, Franco Angeli, Milano
2017, p. 103.
[2]
Cfr. Deutscher Ausschuss für das Erziehungs-
und Bildungswesen,
Empfehlungen und Gutachten des Deutschen Ausschusses fu
̈
r das Erziehungs- und Bildungswesen 1953-1965.
Gesamtausgabe, Ernst Klett, Stuttgart 1966, p. 418.
[3]
BBiG, § 2.
[4]
BBiG, § 10. Tecnicamente non si tratta di un
contratto di lavoro (gli apprendisti percepiscono un’indennità per
il proprio mantenimento, non un salario), anche se devono essere
rispettate le stesse regole che vincolano i contratti di lavoro,
eccetto quelle esplicitamente escluse dalla legge o che siano in
contrasto con la natura e gli scopi dell’apprendistato (così M.
Weiss,
Formazione professionale in Germania: il sistema duale, in
«Diritto delle relazioni industriali», 1, 2014, p. 296).
[5]
Compiuti i quindici/sedici anni i giovani
tedeschi possono decidere di iniziare un percorso di formazione
professionale in sistema duale oppure di proseguire gli studi in un
istituto di istruzione che termina con il conseguimento del diploma
di maturità (
Abitur).
[6]
In verità, in Germania la formazione
professionale non viene erogata solo in apprendistato. Esistono
pure percorsi scolastici professionalizzanti «a tempo pieno» (
vollzeit), dove gli studenti, che non sono assunti da
un’azienda, si formano esclusivamente a scuola. Tuttavia, tali
percorsi, se si escludono quelli per accedere alle professioni
sociosanitarie – tradizionalmente esclusi dal sistema duale, benché
improntati ad una metodologia didattica
work-based – sono assai meno diffusi rispetto agli
omologhi percorsi «a tempo parziale» (
teilzeit) che accolgono gli apprendisti durante periodi
programmati di interruzione dell’attività lavorativa. Gli stati
regionali istituiscono scuole professionali a tempo pieno solo in
via sussidiaria per ovviare alla mancanza di aziende disposte ad
assumere apprendisti. La formazione offerta da queste scuole non
rientra nel sistema duale, anche se permette il conseguimento delle
medesime qualifiche che si possono ottenere in apprendistato.
[7]
Nel 2020 il 64,2% dei giovani tedeschi
iscritti ad un percorso di formazione professionale ha scelto
l’apprendistato duale, il restante 32,8% si è iscritto ad una
scuola professionale a tempo pieno, con una netta preferenza in
questo secondo caso per i percorsi sociosanitari (BIBB,
Datenreport zum Berufsbildungsbericht 2021 - Informationen und
Analysen zur Entwicklung der beruflichen Bildung, Bonn 2021,
p. 78).
[8]
Cfr. BIBB,
Datenreport zum Berufsbildungsbericht 2021, cit., p. 165.
[9]
Discorso analogo si potrebbe fare anche per
l’Austria e la Svizzera tedesca.
[10]
In media l’apprendistato dura fra i tre e i
tre anni e mezzo.
[11]
Onde evitare abusi, la normativa stabilisce
che l’apprendista debba ricevere un’indennità (
Vergütung) commisurata all’età e all’anzianità di servizio
(BBiG § 17). L’importo varia comunque da settore a settore in base
agli accordi raggiunti dalle parti sociali in sede di
contrattazione collettiva. Di norma, l’indennità aumenta anno dopo
anno e oscilla tra i 25% e il 45% della retribuzione normale
percepita da un lavoratore qualificato. In seguito ad una recente
riforma, entrata in vigore dal primo gennaio 2020 l’indennità degli
apprendisti non può scendere al di sotto di una soglia minima
stabilita a livello nazionale. Rimane ovviamente nella facoltà dei
contratti collettivi prevedere indennità più elevate. Nel 2020 la
retribuzione media degli apprendisti era di 963 euro (cfr. BIBB,
Datenreport zum Berufsbildungsbericht 2021, cit
., p. 226).
[12]
Nel 2016 il 68% degli apprendisti che avevano
superato l’esame finale acquisendo la qualifica sono stati assunti
dalla propria azienda (Bundesministerium für Bildung und Forschung,
Berufsbildungsbericht 2018, p. 83).
[13]
Nel 2019 il tasso di disoccupazione fra i
giovani di età compresa fra i 18 e 24 anni in possesso di una
qualifica professionale conseguita in sistema duale era solo del
2,9% (cfr. BIBB,
Datenreport zum Berufsbildungsbericht 2021, cit
., p. 265).
2. Il rischio di un equivoco
L’attenzione della letteratura socioeconomica internazionale pe...
Indice dei contenuti
- Copertina
- QUALE «FORMAZIONE» PROFESSIONALE?
- Indice dei contenuti
- LA SFIDA DELLA «FORMAZIONE» PROFESSIONALE
- FORMAZIONE PROFESSIONALE: UN’ENDIADI DA RISEMANTIZZARE
- PARTE I
- I. SISTEMA DUALE TEDESCO E ITALIANO A CONFRONTO
- 1. Cosa si intende in Germania per «sistema duale»?
- 2. Il rischio di un equivoco
- 3. Come funziona il sistema duale tedesco?*
- 4. I cardini del sistema duale
- 5. Un’assimilazione impropria e insufficiente
- II. LA RESTAURAZIONE DELL’APPRENDISTATO ARTIGIANO
- 1. Emergenza educativa nella Germania di fine Secolo
- 2. L’apprendistato per l’elevazione culturale e la tutela delle classi lavoratrici
- 3. L’idealizzazione dell’artigianato
- 4. Mittelstandpolitik
- 5. La decadenza dell’apprendistato tradizionale
- 6. L’apprendistato in fabbrica
- III. LA RIFORMA DELLE FORTBILDUNGSSCHULEN
- 1. Scuole in cerca di una nuova funzione
- 2. La riforma delle scuole di Monaco
- 3. Le intuizioni che guidarono la riforma di Kerschensteiner
- IV. IL SUCCESSO DEL “MODELLO KERSCHENSTEINER”
- 1. Dalle scuole di completamento alle scuole professionali
- 2. I motivi del successo
- 3. Il fallimento della riforma della Volksschule
- V. IL CONCETTO DI SCUOLA DI LAVORO
- 1. L’istanza attivista e la critica della scuola libresca tradizionale
- 2. Il lavoro «in senso pedagogico»
- 3. I metodi della scuola di lavoro
- 4. Il fine della scuola pubblica
- VI. L’EVOLUZIONE DEL SISTEMA DUALE DOPO LA RIFORMA DELLE SCUOLE DI MONACO
- 1. La posizione dell’apprendistato all’interno del sistema scolastico
- 2. L’ingresso del sindacato e l’esigenza di uniformare il sistema
- 3. Il «tradimento» della scuola professionale ideata da Kerschensteiner
- 4. L’esplicito superamento della prospettiva kerschensteineriana
- 5. Razionalizzazione del sistema e sviluppi recenti
- FONDATORE O PRECURSORE DEL SISTEMA DUALE?
- APPENDICE
- PARTE II
- VII. IL CARATTERE «SPECIALE DELL’ISTRUZIONE TECNICA E PROFESSIONALE NELL’ITALIA LIBERALE
- 1. Il carattere «speciale» delle scuole tecniche e professionali
- 2. Istituti a metà strada tra formazione generalista e formazione specialistica
- 3. La posizione di Salvemini
- 4. La formazione professionale fuori dall’ordinamento scolastico
- 5. Fatta l’Italia, bisogna «formare» gli italiani!
- VIII. IL VENTENNIO FASCISTA TRA GENTILE E BOTTAI
- 1. La “restaurazione” gentiliana
- 2. Un sistema scolastico “a canne d’organo”
- 3. La prima ricezione di Kerschensteiner in Italia
- 4. La “politica dei ritocchi” e il corporativismo fascista
- 5. Calò e la prima traduzione di Kerschensteiner
- 6. Bottai e l’esaltazione ideologica della scuola di lavoro
- 7. Kerschensteiner riformatore della scuola di completamento
- IX. L’ITALIA DEL BOOM E LA «GUERRA DEI TRENT’ANNI» PER LA SCUOLA MEDIA UNICA
- 1. La Ricostruzione
- 2. Il ministro Gonella e l’«umanesimo del lavoro» di matrice cattolica
- 3. Verso una nuova concezione della scuola del preadolescente
- 4. Il boom economico e i fabbisogni professionali emergenti
- 5. Kerschensteiner riletto attraverso Hessen
- 6. La scuola media unica
- 7. Kerschensteiner «classico» della pedagogia
- X. GLI ANNI ’70 E IL “NUOVO” ASSETTO DELLA SCUOLA DI MASSA
- 1. La mancata riforma della scuola secondaria di secondo grado
- 2. La regionalizzazione della formazione professionale e la svolta generalista dell’istruzione professionale
- 3. L’oblio di un autore piccolo-borghese
- 4. I piani scolastici di partiti e sindacati
- 5. Sviluppi recenti
- LA VITTORIA DEL “CANONE LICEALISTA”
- PARTE III
- XI. LA PARI DIGNITÀ EDUCATIVA DELLE VARIE FORME DI CULTURA
- 1. Il concetto di «individualità»
- 2. I valori
- 3. I beni di cultura e il loro carattere formativo
- 4. Il problema dell’istruzione e la pari dignità educativa dei beni di cultura
- 5. La funzione della cultura antropologica e l’esito aporetico della pedagogia kerschensteineriana
- 6. I segni della formazione autentica
- XII. IL VERO SIGNIFICATO DELLA “CULTURA GENERALE”
- 1. L’educazione del carattere
- 2. L’istruzione scolastica e la sua funzione educativa specifica
- 3. Il vero significato della “cultura generale”
- 4. La dialettica fra «lato psicologico» e «lato assiologico» della formazione
- 5. Il logicismo di Kerschensteiner
- 6. L’ipoteca neokantiana
- XIII. LA PERSONALIZZAZIONE DEI PERCORSI EDUCATIVI
- 1. La dottrina delle «forme di vita»
- 2. L’«assioma fondamentale del processo formativo»
- 3. La «diramazione degli interessi»
- 4. L’educazione come atto ermeneutico
- 5. L’educazione come atto di amore
- 6. Un esempio di formazione professionale: l’istruzione magistrale
- IL RISCATTO DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
- QUALE «FORMAZIONE» PROFESSIONALE?
- AUTORE
- ABBREVIAZIONI DELLE OPERE DI KERSCHENSTEINER CITATE
- BIBLIOGRAFIA
- Opere di Kerschensteiner consultate
- Letteratura secondaria citata
- INDICE DEI NOMI
- CULTURA STUDIUM
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