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Informazioni su questo libro
Sul finire dell'Ottocento nell'opinione colta italiana iniziò a dissolversi il convincimento di poter trapiantare nel nostro Paese il sistema politico-istituzionale britannico. Gli intellettuali, perlopiù economisti, che si riunirono attorno al «Giornale degli economisti», insieme a poche altre personalità come Luigi Einaudi e Giorgio Arcoleo, furono tra i pochi a ritenere praticabile tale esperimento e a proporlo come via d'uscita non autoritaria alla crisi di fine secolo. In tale battaglia politica, essi avrebbero veicolato un'immagine della Gran Bretagna che andava ormai scolorendo, cristallizzata nella stagione gladstoniana e ancorata a una visione minimale delle funzioni dello Stato. La non piena comprensione del progressivo avvicinamento del modello politico e amministrativo d'oltremanica a quello dei principali Paesi dell'Europa continentale costituì peraltro una felice circostanza nella misura in cui ebbe l'effetto di agevolare la difesa delle libertà statutarie.
Domande frequenti
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Informazioni
Indice dei contenuti
- Copertina
- La crisi fin de siècle
- Copyright
- Indice
- Ringraziamenti
- Introduzione
- 1. Evoluzione sociale e morale, scienza economica e modelli politico-istituzionali nei liberisti italiani
- 2. «Intedescati, militarizzati e governati alla Guglielmo». Le questioni doganale e tributaria in Europa e oltreoceano
- 3. L’esempio britannico e i liberisti italiani nella crisi di fine secolo
- 4. Una vox clamantis in deserto. Giorgio Arcoleo e la scuola orlandiana di diritto pubblico
- 5. «Per un’opera simile a quella che è stata compiuta dal partito liberale inglese»: la riforma tributaria avanzata da Einaudi e de Viti de Marco
- 6. Una Gran Bretagna in aeternum gladstoniana. Il fraintendimento (felice?) dei liberisti nostrani
- Appendice
- Note
- Fonti archivistiche
- Bibliografia
- Indice dei nomi