Le sfide della
globalizzazione hanno conferito un nuovo ruolo ai territori
comunali. Tant’è che la competizione economica si svolge ora anche
tra soggetti pubblici simili. In un contesto di crescenti mutamenti
sociali ed economici è, dunque, fondamentale, per gli attori
presenti sul territorio comunale, pensare, aggiornare e ripensare
gli obiettivi e le strategie che possono garantire prosperità e
sviluppo del corpo sociale.
La necessità di competere con altri
sistemi omogenei, impone all’amministrazione di adottare una
strategia di marketing che sfrutti le opportunità di comunicazione
offerte dalle nuove tecnologie ed estenda, di conseguenza, le
proprie opportunità di business. Non a caso il ruolo primario, in
questo processo, è riservato alle amministrazioni pubbliche
locali.
L’insieme degli strumenti per la
promozione del, cosiddetto, “prodotto territorio” è il concetto
base della strategia del marketing territoriale, la quale può
essere utilizzata efficacemente anche nel caso di comuni capoluogo
di piccole e medie dimensioni (come può essere - tra gli altri -
quello di Ferrara). A condizione che gli enti locali siano in grado
di valorizzare un tipo di comunicazione che sia in grado di
valorizzare le potenzialità di sviluppo e le caratteristiche
socioeconomiche e ambientali del territorio e di incentivare il
sistema dei servizi e la stratificazione imprenditoriale
locale.
L’obiettivo del piano strategico di
Marketing Territoriale che stiamo esaminando è quello di
individuare una serie di strategie e di azioni, da implementare in
collaborazione con altri attori pubblici e privati i quali, se da
un lato valorizzano le ricchezze di uno specifico comune,
dall’altro ne garantiscono le prospettive future. Al fine di
raccogliere queste sfide, una città capoluogo di piccole e medie
dimensioni, vive una condizione privilegiata se confrontata con
città di grandi dimensioni o ampie aree urbane. Punti di forza come
l’elevata qualità della vita, i bassi tassi di disoccupazione, un
efficiente tessuto infrastrutturale, la presenza di un distretto
industriale di interesse mondiale sono in grado di promuovere la
realtà del territorio già in possesso di elementi di valore. Nello
specifico, stiamo parlando di un territorio ad alta potenzialità,
il quale favorisce la crescita, lo sviluppo e la valorizzazione
della più importante fra le risorse disponibili: la persona.
Comparando realtà di medio e
piccole dimensioni con altre di maggiore dimensione emerge in modo
chiaro quali siano le reali potenzialità degli agglomerati di
minore dimensione. Del resto la rete di medie e piccole imprese è
una sommatoria integrata di diversi fattori emergenti L’accusa -
non sempre appropriata - rivolta alle piccole e medie città di non
possedere una caratterizzazione univoca, connotata da fattori
produttivo, culturale e di servizio integrati tra loro è sovente
strumentale. Questi limiti apparenti non è detto che non possano
trasformarsi in un punto di forza nei confronti di altri contesti
territoriali. Rivendicando la loro superiore qualità della vita,
frutto dell’intreccio delle loro differenti componenti di marketing
territoriale.
Qualcuno potrebbe pensare che
Parma, per esempio, sia seconda a Mantova, Brescia, Treviso e
financo a Ferrara quanto a presenza di monumenti di richiamo
culturale. Altri sostengono che la solidità degli assetti
produttivi di Modena, di Pesaro e di molte città del Nord Est sia
superiore a quella del distretto economico parmense. Altri ancora,
sono dell’avviso che il grado di accessibilità di Verona e Reggio
Emilia o che la natura logistica di La Spezia e di Ravenna
conferiscano loro una maggiore rilevanza sul piano degli scambi ad
area vasta.
Tuttavia Parma possiede un suo
insieme di caratteristiche globali che consideriamo, a tutti gli
effetti, di estremo interesse. Essa è un distretto produttivo (si
pensi al settore agroalimentare) tra i più rilevanti a livello
nazionale ed europeo e, al tempo stesso, è città dinamica e in
continua trasformazione che pone al centro dei suoi obiettivi la
crescita economica e i diritti della persona. Lo dimostra il fatto
di essere sede universitaria di grande tradizione e alta
professionalità. È, inoltre, un centro attrattivo nel campo della
formazione professionale. Ed è città che dimostra quotidianamente
quanto sia permeata di esperienze culturali di forte richiamo
nazionale e internazionale (basi pensare, tra l’altro, al polo
storico-musicale verdiano).
Uscendo dall’ambito specifico
parmense, potremmo chiederci che cosa rappresenti, per una medio o
piccola città, l’attivazione di un efficace piano strategico di
Marketing Territoriale. Per ognuna di esse questo strumento di
programmazione è strumento che favorisce la messa a sistema delle
ricchezze possedute e così facendo giungere a intendere il sistema
città come dimensione programmatica estesa ben oltre i suoi confini
territoriali al fine di raccordare nel modo più efficace le
opportunità di natura economica, produttiva, culturale e
gastronomica presenti in uno specifico distretto. Ma significa
anche che il comune deve prefigurare come debba essere in futuro
questo suo distretto, ovvero quale identità esso vorrà evidenziare,
quali dinamiche intenda esprimere e quali azioni voglia mettere in
atto.
In una parola, il piano strategico
di Marketing Territoriale rappresenta una parentesi di
interlocuzioni anche per gli stessi soggetti che lo propongono e
intendono poi realizzare. Esso e, dunque, un’occasione, per
ripensare la realtà locale e promuovere i contenuti (non solo
d’immagine) verso l’esterno.
È perciò necessario che i comuni
definiscano il piano strategico di Marketing Territoriale al fine
di:
- valorizzare al meglio le risorse
locali (culturali, sociali, ambientali, turistiche, economiche e
infrastrutturali);
- sostenere la capacità del sistema
territoriale di affrontare la competizione globale, migliorando la
propria qualità e favorendo lo sviluppo;
- ricercare ampio consenso attorno
a piani e progetti di sviluppo dell’area interessata, coinvolgendo
attivamente, nelle fasi di progettazione, attuazione e gestione
degli interventi, i soggetti territoriali interessati.
Occorre tuttavia evidenziale come
le realtà amministrative, che in questi anni hanno messo a punto un
piano strategico di Marketing Territoriale, l’abbiano affiancato a
uno specifico piano strategico della Città, il quale persegue
finalità non troppo dissimili. Il piano strategico è, infatti, un
processo di elaborazione programmatica concentrata ed orientata a
generare quelle decisioni e azioni che si considerano fondamentali
per realizzare la visione del futuro desiderato dai principali
agenti sociali ed economici del territorio. È, quindi, opportuno
sottolineare che Il piano strategico della Città si differenzia
dalla pianificazione urbanistica per il fatto di essere orientato
ad azioni socioeconomiche integrate piuttosto che alla
regolamentazione dell’uso del suolo e, quindi, si differenzia dalla
pianificazione classica a medio e lungo termine perché non è
limitato all’adattamento delle aspettative alle tendenze
considerate normali, ma è rivolto alle nuove opportunità e ai nuovi
obiettivi.
La carenza di un siffatto
strumento, nel caso di una media o piccola città capoluogo,
rappresenta un limite oggettivo alle azioni di pianificazione
strategica anche nel campo del marketing territoriale, in quanto
tende a confondere gli obiettivi con le azioni operative.
Le considerazioni e le linee
operative che il piano strategico di Marketing Territoriale tende a
rilevare risentono di tale vizio d’origine e si limitano a
formulare previsioni operative correlate a temi già oggi noti e a
mettere in atto pratiche d’intervento già, in qualche modo,
sperimentate. In tal modo risultano, tuttavia, sacrificate le
caratteristiche innovative che questo strumento potrebbe mettere in
campo, almeno fino a quando un’azione strategica più complessa non
verrà attivata dall’Amministrazione Comunale. In ogni caso, tale
azione dovrà avere due caratteristiche fondamentali: da un lato,
deve fornire una chiara identificazione dello status quo,
evidenziando gli attuali punti di forza e di debolezza, dall’altro
dovrà originarsi all’interno dell’apparato comunale, in quanto
l’ideazione, lo sviluppo e la promozione dei progetti non possono
prescindere dalla ricerca delle sinergie fra le diverse attività
svolte dai singoli settori e servizi.