Pastran
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About this book

Un'opera teatrale onirica, visionaria, dove si intrecciano incantesimi e sortilegi, da rimanere senza fiato. Lorenzo Vazzana è scrittore, formatore e imprenditore digitale.

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Information

Publisher
Passerino
Year
2018
eBook ISBN
9788893456074

Atto secondo

Scena prima.

Entra Pastran e Tarco vestito da principe.

Pastran: Vedi Tarco? Senza gobba, senza i tuoi orrendi denti neri, senza quegli occhi sguerci e vestito dignitosamente, ti si potrebbe addirittura desiderare.
Tarco: Pastran, non è che tu sia il fiore più bello visto in questo mondo.
Pastran: Forse questo è vero, ma tutte le carni che ho assaporato hanno reso il mio spirito talmente assetato da farmi apparire seducente proprio perché terribile.
Tarco: Un concetto un po’ strano di bellezza.
Pastran: Tarco, con il mio potere, posso avere tutti gli uomini che desidero.
Tarco: Si, ma perché gli oscuri la mente e così gli occhi, altrimenti fuggirebbero a gambe levate come un coniglio davanti ad un lupo.
Pastran: C’è chi ottiene con un sorriso e chi ottiene con i tormenti, ma in ambedue i casi si ottiene, ed è questo che conta.
Tarco: Se lo dici tu … sta bene a te, sta bene a tutti.
Pastran: Hai mandato a chiamare Selos?
Tarco: Si, ed è fuori che ti aspetta.
Pastran: Vedrai come Vinerio cadrà nelle mie grinfie.
Tarco: Cosa vuoi farci con Vinerio? Neanche lui è un bocciolo di rosa, e sicuramente hai visto, grazie al tuo potere, uomini più belli.
Pastran: Si, ho visto uomini più belli ma non così vicini al re.
Tarco: Ah, un altro uomo per un altro scopo.
Pastran: Hai da ridire?
Tarco: No, certo che no, mi pare ovvio.
Pastran: Burdonia cadrà ai miei piedi come un soldato al quale hanno mozzato le gambe, e tale sarà la goduria nel vedere il sangue cospargere quelle terre maledette, che forse, per una volta, avrò anche il piacere di sorridere. Fai entrare Selos, Tarco, ho bisogno dei suoi servigi.
Tarco: Devo fare altro?
Pastran: Tra non molto vi saranno festeggiamenti, e tu ti recherai a festeggiare.
Tarco: E cosa dovranno mai festeggiare? Lì è un piagnucolare continuo, una noia mortale.
Pastran: Sento che tra non molto, lì, vi saranno dei festeggiamenti, e devo comprenderne anche io il perché!
Tarco: Faccio entrare Selos e mi avvio in quella valle di lacrime (Esce).
Pastran: Cos’avranno da festeggiare quei maledetti? Non avrà mica deciso quel bastardo di bruciare la sua adorata mogliettina? No, non mi pare essere vero … quell’uomo è troppo insicuro, debole, schiavo del ricordo della sua amata dall’occhio di falco e dal cuore forte come la pietra. Non mi sembra possibile che Vinerio possa aver convinto quell’agnello a diventare il lupo dei suoi stessi sentimenti. Eppure …

Entra Selos.

Pastran: Benvenuto caro Selos, ti stavo aspettando.
Selos: Quando tu mi chiami sento sempre l’odore del sangue. Cosa cerchi?
Pastran: Selos, avevo un progetto ambizioso per te, per l’acquisizione delle terre del nord, che ti sono state detratte ingiustamente dal reame di Burdonia per colpa del tuo miserevole esercito, incapace di sostenere una battaglia contro il gigantesco esercito del regno più grande di queste parti. Ma, e ascolta questo ma, potresti avere non solo di nuovo quelle terre indietro, ma acquisire, inoltre, i passi di nord ovest e i valichi nei pressi delle spiagge dei Mari Tempestosi grazie ad un mio piccolo aiutino.
Selos: Mi sembra molto interessante. E tu, cosa vorresti in cambio?
Pastran: Nulla, se non che, quando Burdonia cadrà sotto i colpi imponenti della mia magia e dei tuoi uomini, sul trono del regno, o di quel che ne rimarrà, sia io a poggiarmi e a comandare.
Selos: Ma tutte le terre promesse rimarranno comunque mie di diritto?
Pastran: Sicuramente.
Selos: Ci sto.
Pastran: Allora raduna tutti i tuoi uomini, cogli i fiori ancora acerbi, raddrizza quelli già mezzi marci, ma che tutti, proprio tutti, facciano parte della causa.
Selos: Saranno carne da macello, bambini e vecchi.
Pastran: Carne da macello? Saranno sangue speso bene. Hai per caso paura, piccolo re?
Selos: Pastran, non sono Tarco, non ti permetto di assumere tale atteggiamento nei miei confronti!
Pastran: Eppure sei qui e pendi dalle mie labbra.
Selos: Sono qui solo perché la tua bocca offre cose ben più succulente della mente che la comanda!
Pastran: Sarebbero succulenti anche le teste dei miei compaesani, anche se servitemi su un piatto di aglio e se al posto del vino venisse servito veleno.
Selos: La tua non è ambizione, è fame.
Pastran: Che sia fame o meno, non è affar tuo. Se ti piace il piatto, tagliati la mano, e fai fuoriuscire del sangue.
Selos: Perché devo fare ciò?
Pastran: Perché non riesco a leggerti negli occhi, ma il fetore del sangue non può nascondere le menzogne.
Selos: Ecco a te, arpia assetata!
Pastran: Ah, che profumo di ambizione, che profumo di cecità al potere! Benissimo, benissimo, mio caro Selos, mi cederai Burdonia, siamo d’accordo.
Selos: Pastran, non fare scherzi, altrimenti ti farò cogliere dalle frecce dei miei arcieri anche se ti dovessi mettere a volare in cielo come un avvoltoio.
Pastran: Non mi piace giocare, Selos, a me piace vincere.
Selos: Che siano le tue parole definitive (Esce).
Pastran: Lo sento, lo sento, arriva!


Scena seconda.

In scena Patrizia e Fiba.

Fiba: Principessa, oh principessa, non sa quanta felicità porterà agli occhi del vecchio re!
Patrizia: Sapessi almeno chi è questo Burdon.
Fiba: Re Burdon è suo padre.
Patrizia: Almeno qui sono figlia di re.

Entra Burdon e la Corte che trasporta una bara.

Burdon: Cosa vedono i miei occhi? Tutto ciò è impossibile, tutto ciò non ha senso! Come è possibile che tu, occultata nei meandri di un mondo sconosciuto, ora sia qui a mostrare la tua candida bellezza? Dove sei stata, quali strade hai percorso? Tesoro mio, perché non corri ad abbracciarmi?
Fiba: (a Patrizia) Principessa, corra ad abbracciare suo padre.
Patrizia: (a Fiba) Non so recitare, Fiba, e poi non so neanche chi sia questo.
Fiba: E’ suo padre, principessa, non sia scortese, è così vecchio e stanco che non potrà subire un altro affronto come questo dalla vita. Per far sì che tutto sembri un po’ più vero, almeno provi ad imitare la mia parlata.
Patrizia: Gettarmi fra le braccia di un uomo in più, tanto ormai … almeno è un re. ( a Burdon) Padre, padre, da quanto tempo! Finalmente sono tornata a casa.
Burdon: Figlia mia, abbracciami, stringimi forte, è così tanto che non sento il calore delle tue braccia e la felicità del tuo sorriso, che ormai avevo perduto addirittura la speranza di ricordare di che pasta erano fatti. Dimmi, dove sei stata, cosa ti è successo, cosa ti ha fatto quella folle di tua sorella?
Patrizia: Beh padre, raccontarti della mia vita prima di capitare in questo posto assurdo è un po’ lungo, ma forse potrò iniziare ad accennarti che ho fatto il lavoro del … di quello che canta, canterellando qua e là, agli uomini, le leggende delle loro spade e del loro vigore, della loro forza in battaglia e la loro virilità nel sopirsi seminudi, al freddo, su letti di terra e letti di marmo, ma molto spesso, o almeno una volta mi è capitato con un anziano condottiero, la spada si è spezzata perché il cuore non ha saputo reggere una nuova guerra.
Burdon: Povera figlia mia, condannata a vagare qua e là e a campare con pochi soldi cantando come una contastorie le leggende di uomini valorosi. Almeno qualche regno ti ha accordato di sedere ai pranzi imperiali e di condividere i fasti delle vittorie?
Patrizia: Beh padre, sinceramente i soldi non è che fossero pochi, ma è un lavoro molto complesso e che dopo un po’ stanca. Si, qualche re facoltoso mi ha concesso qualche pranzo imperiale e mi ha donato enormi regali, complimentandosi per la mia enorme capacità di cantare e al contempo la mia enorme capacità di tacere.
Burdon: Bene, bene, mi rincuora sapere che la vita con te è stata meno amara di quel che pensassi.
Patrizia: No padre, molte volte la vita è stata dura con me.
Burdon: Non pensarci. Ora allietati con le prelibate grandezze del nostro regno, e rilassa il tuo corpo stanco sulle sete di velluto della tua stanza.
Patrizia: (fra sé) Velluto? Qui si campa bene!
Burdon: Corte, miei amati sudditi, lasciate dormire la povera regina al centro, qui, in questa sala, oggi, per la prima volta, la morte non sarà lutto ma sarà festa. Preparate i banchetti, i festeggiamenti, le torte, la carne, il vino, e tutto quel che vi è di più buono in questa terra. Voglio che ognuno di voi abbia da sorridere e da rallegrarsi, perché Burdonia oggi è felice come il suo re, che ha perduto il suo amore per perdersi in un nuovo amore ritrovato. Allegri, amici miei, allegri, la principessa è tornata!
Corte: Evviva la principessa!


Scena terza

Pastran: Cos’è quest’orribile brivido che mi scorre nelle vene? Quali nefasti avvenimenti accadono al di là di queste mura nere? A Burdonia c’è felicità! Cosa accade? Eppure sento il fetore dell’ambizione e della superbia avvicinarsi, ho il profondo sentore che lui stia arrivando! Che godimento, che godimento che provo quando la follia diventa potere! Ed ecco che un altro scettro insanguinato sgorga dagli abissi truculenti dell’uomo corrotto, ecco che l’oblio erutta come un vulcano altri suoi lapilli dal profumo di cenere, ed ecco che arde per le montagne scoscese la lava pronta a distruggere i rigogliosi boschi del raziocinio! Oscurità, quando alle mie urla d’odio tu rispondi con sussurri di acconsentimento, sì, io là comprendo che veri sorrisi fanno falso l’uomo che non conosce sé stesso.

Entra Vinerio.

Pastran: Ti aspettavo, saggio mascalzone.
Vinerio: Come hai fatto a spronarmi a fare ciò, come hai toccato le mie corde per fargli emettere questa melodia così dissonante? Io amo il mio popolo, amo il mio re, eppure sono qui.
Pastran: Così saggio, così astuto, così strategico nell’esporre agli altri la retta via da intraprendere, che nella tua non ti sei mai accorto dei sassolini che ti facevano inciampare ogni due passi. Io me ne sono accorta, Vinerio, mi sono accorta del tuo sguardo desideroso, del tuo sguardo sempre fisso sugli scanni più elevati e, anche se pensavi fosse per la tutela del tuo finto senso di servitù, ai miei occhi attenti non è potuta fuggire la fiamma bruciante di colui che vuole ma teme il suo stesso volere. E ora ti ritrovi qui da me, a supplicarmi di spiegarti quel desiderio, quella voglia di avere, e magari anche uccidere per avere. Dimmi, Vinerio, non hai mai bramato la morte del re?
Vinerio: No!
Pastran: Ah si? E perché la tua pupilla si inumidisce e arde nella tua voce la rabbia della colpa?
Vinerio: Sei un mostro, un orrendo mostro!
Pastran: Un mostro così mostro da mostrarti la verità.
Vinerio: Con me le tue parole corruttrici non funzionano.
Pastran: Perché servono le parole per corrompere una persona già corrotta?
Vinerio: Dimmi, allora, perché io mi ritrovo qui nonostante sappia che sia un errore?
Pastran: Perché gli errori sono incomprensibili, e comprendiamo solamente che dobbiamo commetterli.
Vinerio: Le tue parole al veleno hanno, a malincuore, un fondo di verità.
Pastran: Pensi che abbia bisogno di dire bugie per ottenere? Si può avere con la verità la verità o la sua negazione, ma con la menzogna non si ottiene altro se non una falsa verità. Quindi, con una sincera spietatezza, si arriva al vero più che con trappole diplomatiche da adulatori che sono intelligenti per gli stupidi, disgustosi per gli attenti. Questo, mio caro Vinerio, è un concetto che non mi stancherò mai di ripeterti.
Vinerio: Io sono qui perché bramo il trono … questo vuoi lasciare intendermi?
Pastran: Vedi come la tua intelligenza diventa ingenua debolezza di fronte la verità? Hai forse bisogno di altre parole per occultare a te stesso la tua ignominia, la tua cruda brama di potere? Desideri il trono, e più vacilli, più dal precipizio non potrai che osservare dall’alto le lacrime di quel debole riempire le bottiglie del suo vino pregiato. Ti reputi una persona saggia, acuta, un ottimo comandante, un ottimo stratega, e lo sei, mentre il re non è nulla, poiché non è che un buono amato dalla massa per la sua esasperante debolezza e la sua ligia condotta nei confronti della morale. La morale, Vinerio, come ben puoi sapere, è solo un grandissimo specchio magico dove l’incantatore fa specchiare i suoi seguaci facendo notare le loro orribili facce deformi, i loro terrificanti denti marci, fin quando ognuno di loro, nello specchio, non apparirà come desidera questo marionettista da strapazzo. Ma quando l’uomo che si specchia si accorge del trucco, della ...

Table of contents

  1. Copertina
  2. Pastran
  3. Indice
  4. Atto primo
  5. Atto secondo
  6. Atto terzo

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