«Proprio nella Firenze contemporanea e nel cerchio dell'attività commerciale e artigiana piú caratteristica, quella tessile, il Boccaccio rinnova attualizzando, non senza dichiarazioni di poetica, uno dei temi piú alti della narrativa cavalleresca, quello di "amore e morte"... Ma lo rinnova su registro diverso, approfondito emotivamente, nella insistente e scandita sequenza delle cinque novelle con le sette eroine appartenenti al ceto borghese e addirittura operaio... L'amore non nasce fra dorate suggestioni cortigiane e cavalleresche, o tra contemplazioni affascinanti e incantate: germoglia su dagli stessi gesti di lavoro artigiano o dagli incontri nei giochi fanciulleschi che cancellano qualsiasi distinzione di classe... Gli eroi si fanno uomini al livello dei lettori piú umili e perciò possono parlare un linguaggio piú immediato, piú ricco di risonanze per l'uomo qualunque».
Vittore Branca

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- Italian
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Decameron
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Finisce la Prima giornata del Decameron: e incomincia la Seconda, nella quale, sotto il reggimento di Filomena, si ragiona di chi, da diverse cose infestato, sia oltre alla sua speranza riuscito a lieto fine.
Già per tutto aveva il sol recato con la sua luce il nuovo giorno e gli uccelli su per li verdi rami cantando piacevoli versi1 ne davano agli orecchi testimonanza, quando parimente tutte le donne e i tre giovani levatisi ne’ giardini se ne entrarono, e le rugiadose erbe con lento passo scalpitando2 d’una parte in un’altra, belle ghirlande faccendosi, per lungo spazio diportando s’andarono. E sí come il trapassato giorno avean fatto, cosí fecero il presente: per lo fresco3 avendo mangiato, dopo alcun ballo s’andarono a riposare, e da quello4 appresso la nona levatisi, come alla loro reina piacque, nel fresco pratello venuti a lei dintorno si posero a sedere. Ella, la quale era formosa5 e di piacevole aspetto molto, della sua ghirlanda dello alloro coronata, alquanto stata6 e tutta la sua compagnia riguardata nel viso, a Neifile comandò che alle future novelle con una desse principio. La quale, senza alcuna scusa fare7 cosí lieta cominciò a parlare.
1 Inf., XVI 19-20: «Ricominciar … L’antico verso»; Petrarca, CCXXXIX 3: «E li augelletti incominciar lor versi».
2 calpestando: VIII 7,82: «scalpitando la neve»; Amorosa Visione, XXXVIII 23 sg.: «scalpitando | L’erbette e’ fior col passo lento lento»; Inf XIV 34.
3 Cioè prima che il sole scottasse e fosse molesto: Intr., 102 n.
4 Cioè dal riposo: la solita sintassi di pensiero (Intr., 26 n.). Tutta la breve scena, come spesso quelle delle introduzioni alle varie giornate, riprende il topos del «locus amoenus»: qui usando parole di un sonetto del B. «Intorn’ ad una fonte, in un pratello…» (Rime, 1).
5 avvenente, che ha belle forme: riguarda tutta la persona, e per questo il B. aggiunge: e di piacevole aspetto; Amorosa Visione, XVIII 7 e XIX 45; Comedia, XXIX 16; Convivio, III III 9.
6 avendo atteso, indugiato alquanto; o sottintendendo «sopra di sé»: essendo stata alquanto sopra pensiero (II 9,2 11.).
7 senza addurre alcun pretesto (per ricusare): Purg., XXXIII 130. Quasi sempre chi dà inizio alle novelle premette qualche parola di cortesia e scusa per l’onore attribuitogli.
[1]
Martellino, infignendosi attratto1 sopra santo Arrigo fa vista di guerire2 e, conosciuto il suo inganno, è battuto e poi preso; e in pericol venuto d’essere impiccato per la gola, ultimamente scampa3.
– Spesse volte, carissime donne, avvenne che chi altrui sé di beffare ingegnò4, e massimamente quelle cose5 che sono da reverire, s’è con le beffe e talvolta col danno sé solo ritrovato. Il che6, acciò che io al comandamento della reina ubidisca e principio dea con una mia novella alla proposta7, intendo di raccontarvi quello che prima sventuratamente e poi, fuori di tutto il suo pensiero, assai felicemente a un nostro cittadino adivenisse.
Era, non è ancora lungo tempo passato8, un tedesco9 a Trivigi chiamato Arrigo, il quale, povero uomo essendo, di portare pesi a prezzo serviva chi il richiedeva10; e, con questo11, uomo di santissima vita e di buona era tenuto da tutti. Per la qual cosa, o vero o non vero che si fosse, morendo egli adivenne, secondo che i trivigiani affermavano, che nell’ora della sua morte le campane della maggior chiesa di Trivigi12 tutte, senza essere da alcun tirate, cominciarono a sonare. Il che in luogo di miracolo avendo, questo Arrigo esser santo dicevano tutti; e concorso13 tutto il popolo della città alla casa nella quale il suo corpo giacea, quello a guisa d’un corpo santo nella chiesa maggior ne portarono, menando quivi zoppi, attratti e ciechi e altri di qualunque infermità o difetto impediti, quasi tutti dovessero dal toccamento di questo corpo divenir sani.
In tanto14 tumulto e discorrimento15 di popolo, avvenne che in Trivigi giunsero tre nostri cittadini, de’ quali l’uno era chiamato Stecchi, l’altro Martellino e il terzo Marchese, uomini li quali, le corti de’ signor visitando, di contraffarsi16 e con nuovi atti contraffaccendo qualunque altro uomo li veditori sollazzavano17. Li quali quivi non essendo stati già mai, veggendo correre ogni uomo, si maravigliarono, e udita la cagione per che ciò era disiderosi divennero d’andare a vedere.
E poste le lor cose a uno albergo, disse Marchese: «Noi vogliamo andare a veder questo santo, ma io per me non veggio come noi vi ci possiam pervenire, per ciò che io ho inteso che la piazza è piena di tedeschi18 e d’altra gente armata, la quale il signor di questa terra, acciò che romor19 non si faccia, vi fa stare; e oltre a questo la chiesa, per quel che si dica, è sí piena di gente che quasi niuna persona piú vi può entrare».
Martellino allora, che di veder questa cosa disiderava, disse: «Per questo non rimanga20, ché di pervenire infino al corpo santo troverò io ben modo».
Disse Marchese: «Come?»
Rispose Martellino: «Dicolti21. Io mi contraffarò a guisa d’uno attratto, e tu dall’un lato e Stecchi dall’altro, come se io per me22 andar non potessi, mi verrete sostenendo faccendo sembianti di volermi là menare acciò che questo santo mi guarisca: egli non sarà alcuno che veggendoci non ci faccia luogo e lascici andare».
A Marchese e a Stecchi piacque il modo: e senza alcuno indugio usciti fuor dell’albergo, tutti e tre in un solitario luogo venuti, Martellino si storse in guisa le mani, ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Decameron
- Una chiave di lettura per il «Decameron». Contemporaneizzazione narrativa ed espressivismo linguistico
- La vita e le opere di Giovanni Boccaccio
- Nota al testo
- Nota bibliografica generale
- Bibliografie particolari
- Esemplificazione di varianti di una redazione anteriore
- Decameron. Volume primo
- Comincia il libro chiamato Decameron cognominato prencipe Galeotto, nel quale si contengono cento novelle in diece dí dette da sette donne e da tre giovani uomini.
- Proemio
- Comincia la Prima giornata del Decameron, nella quale, dopo la dimostrazione fatta dall’autore per che cagione avvenisse di doversi quelle persone, che appresso si mostrano, ragunare a ragionare insieme, sotto il reggimento di Pampinea si ragiona di quello che piú aggrada a ciascheduno.
- Finisce la Prima giornata del Decameron: e incomincia la Seconda, nella quale, sotto il reggimento di Filomena, si ragiona di chi, da diverse cose infestato, sia oltre alla sua speranza riuscito a lieto fine.
- Finisce la Seconda giornata del Decameron: incomincia la Terza, nella quale si ragiona, sotto il reggimento di Neifile, di chi alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse o la perduta ricoverasse.
- Finisce la Terza giornata del Decameron: e incomincia la Quarta, nella quale, sotto il reggimento di Filostrato, si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine.
- Finisce la Quarta giornata del Decameron: incomincia la Quinta, nella quale, sotto il reggimento di Fiammetta, si ragiona di ciò che a alcuno amante, dopo alcuni fieri o sventurati accidenti, felicemente avvenisse.
- Finisce la Quinta giornata del Decameron: incomincia la Sesta, nella quale, sotto il reggimento d’Elissa, si ragiona di chi con alcun leggiadro motto, tentato, si riscotesse, o con pronta risposta o avvedimento fuggí perdita o pericolo o scorno.
- Finisce la Sesta giornata del Decameron: incomincia la Settima, nella quale, sotto il reggimento di Dioneo, si ragiona delle beffe, le quali o per amore o per salvamento di loro le donne hanno già fatte a’ suoi mariti, senza essersene avveduti o sí.
- Finisce la Settima giornata del Decameron: incomincia l’Ottava, nella quale, sotto il reggimento di Lametta, si ragiona di quelle beffe che tutto il giorno o donna a uomo o uomo a donna o l’uno uomo all’altro si fanno.
- Finisce l’Ottava giornata del Decameron: incomincia la Nona, nella quale, sotto il reggimento d’Emilia, si ragiona ciascuno secondo che gli piace e di quello che piú gli agrada.
- Finisce la Nona giornata del Decameron: incomincia la Decima e ultima, nella quale, sotto il reggimento di Panfilo, si ragiona di chi liberalmente o vero magnificamente alcuna cosa operasse intorno a’ fatti d’amore o d’altra cosa.
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