XI.
Il più grande trionfo mai visto
«egit triumphum maiorem omni ante se»
Velleio, II, 40, 3
ἧς οὔτις πρὸ τοῦ δόξης
Appiano, Libro mitridatico, 568
«nulla umquam pompa triumphi similis fuit»
Eutropio, VI, 16
Dei tre trionfi (Africa, Spagna, Oriente), da lui celebrati nell’arco di quasi un ventennio, Pompeo aveva fatto allestire un’ampia descrizione scritta, Acta Triumphorum, in più «volumina». Plinio nella Naturalis historia vi ha attinto ampiamente. Nel libro XXXVII trae dal VII volumen di quegli Acta notizie sugli oggetti preziosi esibiti nel terzo trionfo, quello di fine settembre dell’anno 61 a.C. («M. Pisone M. Messalla consulibus»), «de piratis, Asia, Ponto gentibusque et regibus». Quando attinge nuovamente e largamente a quegli Acta, ne cita la «Praefatio» (VII, 98): testo prefatorio di tali Acta, che compendiava preliminarmente i caposaldi dell’impresa asiatica del ‘Magno’. E trattandosi di un testo ‘letterario’ (essenzialmente catalogico) giustamente lo definisce «opus» (in septimo volumine huius operis).
Va anche detto che Plinio rivolge la massima attenzione alla figura e all’opera di Pompeo (talvolta con tratti di tenerezza, come quando si compiace dei suoi capelli o affettuosamente lo ‘rimprovera’ per aver fatto allestire un suo ritratto tutto di perle). Tutte le volte che parla di Mitridate evoca anche Pompeo. E trae, dalle innumerevoli sue letture, ogni possibile dettaglio, spesso prezioso, come ad esempio le notizie che Varrone dava sui contingenti di cavalleria e sugli aiuti sotto forma di cibo forniti da Tolomeo XII Aulete a Pompeo «durante la campagna in Giudea» (XXXIII, 136). Ma è soprattutto sul terzo trionfo – quello appunto del settembre 61 – che ritorna più volte. Gli si configura come un’anticipazione del pluricelebrato trionfo di Tito «de Iudaeis». A Tito era dedicata la Naturalis historia. E anche da questo ‘corto circuito’ si coglie il rinnovato prestigio di Pompeo in età flavia.
1.
Nel settembre dell’anno 61 a.C., Pompeo «trionfò» su quattordici «nazioni» che elencò nella Praefatio del corteo trionfale. Tra di esse «de Iudaeis». Come sappiamo, la città si era arresa senza lotta; il combattimento accanito – al termine del quale si poté dire di lui «Iudaeos subegit» – era stato l’espugnazione del Tempio. E anche questo particolare successo ebbe la sua proiezione simbolica e politica nel corteo trionfale, come per tutte le altre tredici nazioni «vinte». Nel corteo doveva risultare che egli aveva trionfato – come s’è detto nel precedente capitolo – sul Tempio. Proprio l’aver espugnato il Tempio rendeva legittimo il suo «triumphare de Iudaeis». Come vedremo, si può dimostrare che nel corteo erano esibiti preziosi oggetti sottratti al Tempio, poi ‘offerti’ in luoghi di culto a Roma.
Del «testo preliminare» (Praefatio) che apriva il corteo trionfale, sappiamo abbastanza – oltre che da Plinio – dalle numerose fonti che parlano di quella memorabile sfilata. Plutarco parla di «scritture mandate avanti». In quella Praefatio – oltre all’ammontare delle ricchezze rapinate – erano elencati i popoli (le nationes, τὰ γένη) su cui il Magno trionfava. Dione Cassio ne parla come di una «scrittura» (γραφή) posta su di un «trofeo» (τρόπαιον) «particolarmente ornato» (πολυτελῶς κεκοσμημένον), e precisa che quella γραφή «attesta trattarsi dell’ecumene» (ὅτι τῆς οἰκουμένης ἐστίν). Ciò significherà forse, visto il carattere «molto ornato (πολυτελής)» del supporto, che, oltre all’elenco delle nazioni sottomesse, vi era anche una sommaria carta geografica in gigantografia che mostrava dove, nell’intera ecumene, si trovavano i popoli, anche lontanissimi, che il trionfatore aveva sottomesso.
Come vedremo, l’équipe di Pompeo produsse anche un altro testo, questa volta epigrafico, che fu collocato nel tempio di Minerva insieme ad una gran quantità di oggetti (già esibiti nel corteo) provenienti dal bottino. La sopravvivenza di un testo epigrafico è ovvia, non altrettanto quella dei colossali cartelloni («Tafeln» li definì Wilhelm Drumann) che precedettero il corteo, o dei volumina che Plinio leggeva e trascriveva un secolo e mezzo dopo quell’evento, e di cui Dione Cassio due secoli e mezzo più tardi fornisce un ulteriore dettaglio. Vi era poi anche una tradizione storiografica: Livio, ovviamente, come si ricava dalla periocha del libro CIII e dalle fonti di probabile derivazion...