Il primo periodo: la filosofia greca
Solo con la filosofia greca si registra il vero inizio. Quel che viene prima ha una funzione preparatoria. Di altre filosofie – mongolica, persiana, siriaca – non diciamo: discorrerne sarebbe mera erudizione1.
Quando si parla della Grecia, ogni uomo cólto si sente a casa propria2, e questo vale specialmente per noi tedeschi. Gli europei hanno ricevuto la loro religione dall’oriente: non dal lontano oriente, ma dalla Siria: poco distante dalla Grecia, verso est. Ma la scienza e l’arte, tutto ciò che dà lustro alla nostra vita spirituale e ad essa conferisce dignità, in parte ha origine direttamente dalla Grecia, in parte ci è pervenuto indirettamente per il tramite dei romani, che sono stati i primi modelli e maestri degli europei. La chiesa cattolica ne conserva tuttora l’idioma ed il nostro diritto, in forza del quale è istituita la proprietà, deriva da quello romano. Solo dopo che l’indole europea3 ebbe pagato il prezzo del duro servizio nei confronti della chiesa e del diritto, solo dopo che essa si rese conto di potersene affrancare, solo dopo esser stata logorata in questo servizio ed esser divenuta capace d’un’esistenza libera, solo dopo una simile esperienza durante la quale l’umanità europea cominciò a riconoscersi per se stessa, a vivere per se stessa e nel presente, solo allora venne meno ciò che, per essa, è estraneo e storico. Solo allora l’uomo aspira ad abitare nella sua propria patria, comincia ad effettuare inferenze e ad esaminare le cose a partire dalla sua ragione e dal suo intelletto. La filosofia fondata sull’esperienza inizia ad osservare il mondo che si trova davanti. Così, con lo spirito patriottico4, ritorna in auge l’amore per la scienza libera, per l’arte libera e per il gusto esercitato liberamente, l’amore per la filosofia greca. Per godere di tutto questo, ci si volge ai greci. Grazie ai greci ci si sente come in patria, poiché essi hanno fatto del loro mondo la loro casa, la loro patria. Poiché essi stavano bene a casa loro, noi stiamo bene presso di loro; ci lega il comune spirito patriottico.
La storia della vita greca porta anche altrove; l’arte e la vita dei greci conducono in Asia ed in Egitto. Tuttavia di questo riferimento si può anche fare a meno, e reperire all’interno della vita greca il germogliare, il progredire ed il fiorire delle scienze e delle arti: in questo è già inclusa l’origine del declino posteriore. Ciò che era estraneo, per i greci, era solo materia, impulso; essi l’hanno modificato, trasformato: loro caratteristica è appunto il soffio spirituale, la forma impressa dall’arte e dalla scienza, che esprime la forma pura del pensare. Dunque, per afferrare la vita greca, la filosofia greca, possiamo soffermarci solo su questo [tralasciando le fonti trasformate dai greci]. I greci hanno infuso nuova linfa spirituale a quel che hanno ricevuto: spirituale è solo ciò che vive di nuova vita. Questo si trova anche nelle idee dell’India: i bramini si dicono rinati. Ciò che nasce in un primo tempo è la vita naturale, la coscienza naturale, il sapere naturale; ciò che nasce per la seconda volta è la vita generata per mezzo dello spirito, solo questa è spirituale.
Presso i greci assistiamo al progredire dello spirito. Prendendo le mosse da quanto hanno fatto e posseduto, essi hanno redatto anche una storia, serbando ricordo di questi inizi: una storia del mondo, una cosmogonia, una storia degli dèi, una teogonia, ed anche una storia del fatto che l’uomo è pervenuto alla cognizione del fuoco, delle pratiche agricole e della coltivazione dell’ulivo5; di questi primi passi propri di qualsiasi cultura, che esprimono l’uscita dalla selvatichezza originaria, essi hanno serbato soddisfacente memoria. Perciò essi sono a casa propria, presso di sé, anche dal punto di vista della storia esterna. Presso di loro risalta e s’esprime lo sviluppo del pensiero a partire dai suoi elementi primitivi, che possiamo trattare senza bisogno di cercare un qualche pretesto esteriore, senza sentirci vincolati sul piano storico.
Il punto di vista del mondo greco è lo spirito della libertà; la caratteristica dei greci sta nella serenità dello spirito. La libertà differisce dal principio orientale. In base ad essa, il soggetto esiste per sé, si trova come astratto, ma anche come assoluto per sé; la libertà del soggetto è il principio della filosofia greca: l’io che si sa infinito e nel quale ciò che è universale è individuato come presente. Si tratta del pensare in genere, dell’universale attivo come riferimento a sé, che significa poi: io=io. Io è il riferirsi di me a me, cosicché io faccia astrazione da me come qualcosa di particolare e metta in risalto la mia natura universale. Questo pensare è ciò che determina sé entro se stesso, è la determinatezza capace di patire dentro di sé, capace di darsi un contenuto, che vien posto in rilievo per il fatto d’essere il contenuto del pensare; non avviene come presso gli orientali, per i quali il contenuto è còlto solo in maniera negativa e l’unica caratteristica dell’io è perire. Qui ciò che è determinato è contenuto entro ciò che è universale, e quest’ultimo è organico e si sviluppa. Il mondo greco si dà daffare per estendersi su questo terreno, per ampliare e per dare compimento ad un simile modo di pensare. Il risultato è il mondo delle idee6, il quale presenta sì il lato soggettivo secondo il quale esso è il mio pensare, ma in maniera che quest’aspetto costituisca in pari tempo la sostanza del mondo reale.
Due vie sono essenziali per distinguere i concetti: l’una è quella in forza della quale il contenuto prodotto dal pensare viene generato per costituire un mondo: è l’oggettività del mondo delle idee; il mondo della verità, prodotto in maniera obiettiva, deve poi assumere la seconda determinazione, per la quale viene riassorbito all’interno del soggetto. Dapprima l’idea viene prodotta come oggetto; poi essa si qualifica come idea che sa se stessa. L’io è conosciuto entro l’idea medesima ed il sapere viene còlto come la forma infinita, come un intero di determinazioni appartenenti al contenuto. L’elemento determinante è la forma infinita, la quale è necessario sia compresa come io, come principio del sapere. In tal modo l’idea è afferrata come quella che sa se stessa e questo sapere è lo spirito, l’idea si dà poi come spirito: concetto caratteristico dell’epoca moderna. Che l’io venga còlto come forma infinita è riconducibile al fatto che esso non può venir afferrato come qualcosa di particolare, d’empirico, il che sarebbe irricevibile.
L’idea, la cosa eterna che è in sé e per sé, è il principio del mondo greco; essa viene esplicitata per mezzo del pensiero, cosicché pervenga alla coscienza; la soggettività appare ancora accidentale; essa non è ancora assunta entro la cosa: questo avviene solo con lo spirito. Poiché presso i greci trova svolgimento l’idea come qualcosa d’oggettivo, la soggettività sta ancora di fronte ad essa in forma accidentale. In oriente uno solo è libero, nel mondo greco liberi sono solo alcuni; la situazione è caratterizzata in modo tale che la soggettività, di contro alla cosa, all’idea, è affetta da naturalità e da accidentalità; entro la sfera politica, liberi e schiavi convivono; tra i greci hanno grande peso i virtuosi nell’arte, nella poesia, nella scienza, e coloro che eccellono per dirittura morale, per virtù, eccetera; la soggettività, in forza del suo carattere accidentale, possiede un riferimento essenziale alla naturalità. Invece nel mondo moderno, tutti sono liberi, tutti sono soggetto in sé e per sé. La soggettività come tale assume un valore infinito; ci si è liberati della naturalità ed il lato soggettivo è divenuto completamente identico a quello oggettivo, alla cosa, all’essere.
Veniamo ora alla considerazione più dettagliata del mondo greco. I periodi principali7 sono: 1) da Talete ad Aristotele; 2) la filosofia greca entro il mondo romano; e 3) la filosofia neoplatonica. Il primo periodo registra i passi iniziali del pensiero filosofico sino a che esso, grazie ad Aristotele, pervenga alla scienza: la formazione, lo svilupparsi del pensiero in se stesso fino alla totalità della scienza. L’epoca di Talete cade nel VI secolo a.C., quella d’Aristotele nel IV secolo. Durante il secondo periodo, la scienza si dissolve in sistemi particolari, ciascuno dei quali incarna la totalità: stoicismo, epicureismo e scetticismo; così ciò che è particolare si dà come sistema, ma in maniera unilaterale; l’uno costituisce l’estremo dell’altro. I primi due esprimono l’antitesi, mentre lo scetticismo è comune ad entrambi, configurandosi come la totalità negativa in opposizione al dommatismo. Il terzo periodo, la filosofia neoplatonica, è invece affermativo e porta a compimento lo sviluppo del pensiero in direzione d’un mondo ideale ed individuale.
Parte prima: da Talete ad Aristotele
Nel primo periodo distinguiamo tre sezioni.
1) Da Talete ad Anassagora. Cominciamo dall’assoluto in genere, da ciò che è semplice. Poi si mostrano le prime determinazioni interne all’assoluto; sono i primi tentativi, i primi modi della determinazione, sino ad Anassagora. Quest’ultimo qualifica il vero come νοῦς, come pensiero dotato di movimento. Potremmo dire ‘ragione’ o ‘intelletto’, ma non si tratta di qualcosa che sta fuori dal mondo, bensì dell’intelletto in genere. Di lui Aristotele dice che è come un sobrio che fa la sua comparsa tra ubriachi8. Il determinare se stesso, l’attività, il movimento, è qui il principio primo, è il pensiero obiettivo, il pensiero capace di determinare se stesso (Anassagora).
2) I sofisti, Socrate ed i socratici: il principio della soggettività. L’oggetto, il pensiero, ancora nella sua soggettività, nella sua accidentalità, ossia il pensare (il pensiero che determina se stesso) preso dapprima accidentalmente, in parte come principio astratto, in parte come principio soggettivo, contingente.
3) Platone ed Aristotele: la scienza greca entro la quale il pensiero obiettivo prende forma in funzione dell’intero. Platone è il pensiero puro, ma concreto: l’idea, il pensiero che determina sé entro se stesso. Anche in Aristotele l’idea è pura, ma in quanto efficiente, in quanto attiva: il pensiero si determina mediante l’attività e non nell’astrazione, come in Platone, per il quale l’idea si dà solo nella forma dell’universalità; in Aristotele l’idea esiste nella forma dell’efficienza, del suo determinarsi. Non mi dilungo oltre circa le fonti; esse si trovano senza fatica in qualsiasi manuale.
1. Prima sezione: da Talete ad Anassagora
In questa prima sezione abbiamo da considerare parecchi argomenti. Mi propongo di svolgere il più brevemente possibile l’antica filosofia ionica. I pensieri sono ancora molto astratti e molto poveri. Tuttavia ci si può anche estendere a lungo sul tema, se si mettono insieme e si combinano le cognizioni erudite, se si compiono deduzioni ed inferenze. Certo, il contenuto resta molto scarso. Dobbiamo trattare più da vicino i seguenti punti: 1) Talete ed i sette sapienti; 2) i pitagorici; 3) gli eleati: Senofane, Parmenide, Zenone, eccetera; 4) Eraclito; 5) Empedocle, Leucippo e Democrito; 6) Anassagora.
In queste filosofie non è da disconoscere un progresso. Dapprima si hanno nozioni del tutto astratte – è il caso di Talete e degli altri ionici – quali l’acqua, l’aria, l’infinito, dunque figure particolari. Un passo avanti compie Pitagora; se prima il principio assoluto è determinato in maniera naturale, come acqua, eccetera, ora la forma della determinazione è l’uno, il numero. Certo poi questo si differenzia in 1, 2, 3, eccetera; la determinazione di ciò che è in sé e per sé s’ind...