Scrivere sul teatro significa scrivere in assenza di oggetÂto, ma in presenza di una tradizione sia dramÂmaturgica sia spettacolare (che può essere anche rinÂnegata, riformata o rivoluzionata); significa ricostruire e analizzare le istanÂze di un evento unico, irripetibile e solo in parte riproÂducibile, seppure inizialmente connesso a un preciso conÂtesto storico-culturale.
Per questi motivi, la scrittura critica relativa al teatro e alla teatralitĂ â intesa come categoria estetica che può essere applicata anche ai prodotti di altri settori artistici, quali il melodramma, il cinema, i nuovi media, le arti visive in genere â non può essere esercitata solamente a partire dal testo drammatico, tramandato dal suo percorso editoriale, ma deve necessariamente incontrare il testo performativo tracciato dall'azione (o dalla non-azione) di un corpo in uno spazio e in un tempo determinati, in presenza di qualcuno che guarda.
Considerando l'etimologia del termine ("teatro" dal verbo greco thĂŠaomai, ossia "guardo"), tutto ciò che è leÂgato al campo semantico della teatralitĂ incorpora necesÂsariamente la visione, come tutto quello che si lega al "dramma" è centrato su drama e diĂ logos, ovvero azione e interazione linguistica o paralinguistica fra personae. Il teatro nasce nel mondo antico strettamente connesso alla categoria della socialitĂ e di tale categoria (o della mancanza di essa) continua ad essere espressione, talvolta anche suo malgrado, nel corso dei secoli.
Di conseguenza, nel contesto della didattica univerÂsitaria insegnare a scrivere sul teatro significa anziÂtutto insegnare a leggere il teatro, come testo drammatico e coÂme testo performativo. Agli strumenti per l'analisi retoÂrica e stilistica di un testo scritto devono essere unite infatti competenze per l'analisi di un testo visivo (ma anche sonoro), effimero, mutevole, e quindi difficilmente ricostruibile e decodificabile a posteriori. Occorre dunque conoscere i codici dello spettacolo come quelli della scrittura drammaturgica, tenendo presente che la scrittura per la scena spesso contiene in sĂŠ elementi conativi che orientano l'azione. Pertanto, anche il testo drammatico deve essere letto alla luce delle sue valenze performative e delle convenzioni spettacolari cui si attiene o da cui si distacca.
Questo libro vuole fornire alcuni esempi di scrittura critica sul teatro a partire dalle complesse relazioni che intercorrono fra testo e performance dal Settecento ai giorni nostri1. I quattro esempi scelti â Il libretto metastasiano, I trasformismi di Vittorio Gassman, Teatro e carcere, Corpo e immagine â declinano modi diversi d'intendere tali relazioni nel passaggio dall'etĂ moderna a quella contemporanea e sono corredati al loro interno dei riferimenti bibliografici necessari a fornire una contestualizzazione storico-critiÂca dei singoli fenomeni. Fra i Materiali critici sono raccolÂte invece due recensioni relative soltanto alla scena contempoÂranea, ma esercitate su fenomenologie registiche, attoriali e drammaturgiche differenti fra loro e pertanto, ciascuna a suo modo, esemplificative. Tratto dal capitolo introduttivo dell'Autrice

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Testo e performance dal settecento al duemila
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Subtopic
TheatreIl libretto metastasiano come âfabula agendaâ
Ricostruire lo spettacolo perduto
1. Un fossile del palcoscenico
A partire dagli anni Ottanta del Novecento una serie di studi1, facendo propri alcuni principi della semiotica teatrale2, ha avviato una riflessione sulle concezioni metastasiane intorno al testo drammatico, allo spettacolo e ai loro rapporti reciproci. Il libretto per musica settecentesco3 è stato cosĂŹ sottratto alle sole aree dâinteresse letterario e musicologico e ri-collocato nel contesto storico-culturale di riferimento, rivalutandone conseguentemente anche la dimensione performativa.
Come osservato da Anna Ubersfeld, il testo dramÂmatico è sempre scritto in presenza della tradizione precedente, sia dal punto di vista della drammaturgia che dello spettacolo4: MetastaÂsio si pone in dialogo con tale tradizione, proponendo, allâinizio del XVIII secolo, unâazione riformatrice incentrata su una scrittura drammaturgica forte, in un momento di crisi della scena operistica barocca. Il melodramma era nato infatti allâinizio del Seicento con il proposito di restaurare la tragedia antica nelle sue componenti recitate, cantate e coreografate, per poi essere risucchiato dalle finalitĂ edonistiche della spettacolaritĂ seicentesca e, persi progressivamente i suoi intenti originari, lasciare al virÂtuosismo di musica e cantanti il potere totale dâincantare il pubblico5.
Ma al di lĂ degli intenti riformatori â maturati in seno al progetto culturale complessivo dellâArcadia â Metastasio è poeta di teatro il cui compito non si esaurisce nella composizione del testo poetico, ma investe la sua realizzazione scenica alla cui direzione è preposto. Dallâanalisi dellâepistolario, come dalla lettura delle dettagliate didascalie di cui dissemina i suoi libretti emerge infatti una sorta di figura proto-registica molto attenta alla prescrittivitĂ della parola, in funzione di unâesigenza di riproducibilitĂ (compatibile con lo sviÂluppo dellâindustria dellâeditoria e dello spettacolo) che deriva dalla necessitĂ della parola stessa dâinteragire con la struttura polisemica dellâevento teatrale.
2. Metastasio e il canone teatrale europeo
Ai fini dâinserire lâopera metastasiana nel canone teaÂtrale europeo, si considerano tre fattori: in primis gli anÂni dellâapprendistato napoletano6, condotto in una delle piazze teatrali piĂš vivaci dâEuropa, che generano il legame fra il drammaturgo ed un cast di cantanti-attori dâeccezione â quello capitanato dal duo Bulgarelli/Grimaldi â portandolo al seguito della compagnia in tutti i principali teatri dâItalia. Questâesperienza conferisce a Metastasio una sapienza drammaturgica (maturata a ridosso della scena) che lo proietterĂ verso lâincarico alla corte viennese; in seguito, a partire dal 1730, il ruolo di poeta cesareo gli conferirĂ anche unâautorevolezza di latitudine europea, facendo dei suoi libretti nuclei generatori di infinite possibilitĂ spettacolari sia nei teatri di corte che in quelli venali7.
In secondo luogo, gli studiosi fanno riferimento ormai ad unâetĂ metastasiana del melodramma, poichĂŠ le specifiche doti teatrali dellâautore, coniugate allâautoritĂ delle sue funzioni, favoriranno la diffusione di uno stile metastasiano, anche musicalmente individuato (nelle sue arie sono state rinvenute vere e proprie qualitĂ musico-genetiche), che si appoggia proprio sullâefficacia della suggestione irradiata dai suoi libretti su tutte le componenti dello spettacolo.
In ultima analisi, lâesigenza di favorire le ambizioni della committenza unite alla necessitĂ di sedurre lo spettatore rendono il dramma metastasiano ponte culturale fra corte e cittadino, in un periodo in cui lâimportanza conferita dalle autoritĂ alla costruzione dei teatri allâinterno del contesto urbano8 corrisponde al ruolo pedagogico9 a sua volta conferito allâarte drammatica. A livello tematico, i libretti metastasiani ripropongono costantemente le dinamiche del potere nel binomio, anche iconografico (a livello di scenografia) cittĂ /reggia, ma in maniera dapprima assai problematica e poi sempre piĂš risolta nella figura del âsovrano illuminatoâ. Il dramma in musica diviene in questo modo veicolo semantico di una proposta politica che, allâalba di un corso storico perennemente oscillante fra rivoluzione e restaurazione10, sembrerĂ essere lâunica via di governo effettivamente percorribile almeno sino alla nascita delle democrazie del ventesimo secolo.
3. CriticitĂ metodologiche nel rapporto
con un genotesto
Prima di fornire un breve esempio di analisi attraverso un caso esemplare di alcune dinamiche dei testi metastasiani, Didone abbandonata, è bene sottolineare alcune criticità che emergono accostandosi ad una drammaturgia mutila e liminare come quella del libretto per musica, progettato (almeno sino alla fine del XVIII secolo) solitamente in assenza della sua componente musicale.
Il libretto settecentesco è infatti un âgeno-texteâ11 coÂstruito prima dello spettacolo e distribuito (spesso a pagamento) in sala avanti la rappresentazione con una prassi strettamente legata allo svilupparsi dellâindustria del divertimento. Questa prassi comportava necessariamente una divaricazione fra ciò che era stampato e ciò che veniva effettivamente rappresentato, rendendo particolarmente difficoltosa una ricostruzione attendibile dellâevento spettacolare a partire dalla volontĂ dellâautore del testo drammatico.
Esistono inoltre delle vistose lacune nelle ricostruzione filologica della musica operistica del XVIII secolo dovute soprattutto agli accidenti occorsi alla trasmissione della partitura, che quindi si ripercuotono sul reperimento della partitura stessa da parte degli studiosi12. La musica (almeno sino alla fine del secolo) circolava prevalentemente manoscritta e ciò comporta la conservazione di partiture spesso mutile nelle principali biblioteche o collezioni private, senza contare il fatto che esisteva anche una circolazione autonoma delle introduzioni e degli intermezzi strumentali, come delle arie cantate.
Per questi motivi esistono varianti significative fra il testo drammatico riportato nei libretti stampati e quello inserito, spesso a mano, in partitura; diventa dunque diffiÂcile stabilire cosa venisse effettivamente rappresentato e cosa no. Per quanto riguarda i pezzi chiusi, comunemente chiamati arie, dobbiamo tener presente che nella stampa seguono la convenzione metrica del verso letterario, mentre nella partitura si adattano al fraseggio musicale e, a livello di analisi degli stessi, il piĂš delle volte occorre prescindere da quella ri-codificazione che essi subivano nel trattamento musicale, ovvero nella ripetizione della prima strofa, chiamata in gergo operistico da capo13.
4. Didone abbandonata fra canone e mito
La Didone abbandonata è il primo dramma per musica di Metastasio14 e, anche se è stato composto in una fase non ancora piena della sua maturità artistica, ne presenta in nuce tutti i...
Table of contents
- Esercitare la parola sul teatro
- Il libretto metastasiano come âfabula agendaâRicostruire lo spettacolo perduto
- I âtrasformismiâ di Gassmanfino al Teatro Popolare ItalianoAnalizzare unâesperienza teatralefra scena e schermo
- Teatro e carcere:se Alice incontra Amletonella FortezzaAnalizzare la scena imprigionata
- Corpo e immagine:âPreparatio mortisâ di Jan FabreLeggere il testo performativo
- Materiali criticiLa scrittura a caldo: esempi di recensione
- Appendice iconografica
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